ANNO 16 n° 274
Primarie Usa: tripletta per Santorum
08/02/2012 - 10:17

Resurrezione a tutto campo di Rick Santorum che, dopo il successo millimetrico su Romney all’esordio, il 3 gennaio in Iowa, si era trovato nel ruolo del lontano inseguitore nelle altre 4 primarie fin qui tenute dal partito repubblicano (New Hampshire, South Carolina, Florida e Nevada).

Ma martedì notte l’ex senatore della Pennsylvania ha vinto in tutti e tre gli Stati in cui si è votato: ha trionfato in Minnesota (sono andati a lui quasi la metà dei voti mentre Romney è arrivato solo terzo col 17 per cento) e ha vinto con un buon margine in Missouri, dove, peraltro, per ora non vengono assegnati delegati per la «convention» repubblicana. Quando in Italia era ormai l’alba, lo spoglio delle schede nell’ultimo Stato nel quale si è votato, il Colorado, era ancora in corso: con l’89 per cento dei voti scrutinati, Santorum conduceva con uno stretto margine (39 a 37) su Romney.

Ma a quel punto il presidente del partito repubblicano dello Stato ha dichiarato alla Cnn di considerare certa un’altra vittoria del conservatore religioso di origine italiana sulla base dell’andamento del voto nelle contee più conservatrici.

Buon recupero del radicale Ron Paul, secondo in Minnesota, mentre Romney, appena risalito sull’altare con le vittorie in Florida e Nevada, torna nella polvere: sconfitto ovunque nonostante sia il candidato con le più ampie disponibilità economiche, l’unico che ha potuto organizzare una campagna capillare in tutti i 50 Stati dell’Unione. Si sapeva che Santorum aveva investito tutto in questi Stati e soprattutto in Minnesota, ma la sconfitta dell’ex governatore del Massachusetts è ugualmente bruciante.

E proprio in Minnesota la battuta d’arresto è diventata debacle: qui quattro anni fa Romney aveva prevalso su McCain col 40 per cento dei voti, mentre stavolta ne ha racimolati il 17 per cento appena, nonostante l’appoggio dell’ex governatore dello Stato, Tim Pawlenty, ritiratosi qualche mese fa dalla corsa per la Casa Bianca.

Festeggia Santorum, ma soprattutto brinda Barack Obama, vero trionfatore della nottata: se in campo repubblicano non riesce ad emergere un candidato credibile, i vantaggi sono tutti per il presidente. E Santorum, il «vincitore di tappa», è l’avversario che lo spaventa meno tra i candidati che si contendono la «nomination» dei conservatori: è un conservatore religioso spostato molto a destra che lascia a Obama spazi enormi per recuperare voti indipendenti al centro.

Quanto a Romney, torna l’immagine opaca del battistrada che va avanti ma non convince, pur avendo dalla sua parte le strutture del partito e l’establishment economico del Paese. Santorum rimane un outsider ma è significativo che torni alla ribalta pur non avendo quasi nulla da investire nella campagna e non avendo sfoderato nessuna di quelle distruttive raffiche di spot televisivi negativi che, fin qui, sono parsi il fattore determinante di questa campagna particolarmente ruvida.

Corriere.it






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