ANNO 16 n° 274
''Prima la pandemia, ora la guerra. Siamo allo stremo''.
Il grido d'allarme di Sara Trinei, agente di viaggi: ''Freno sugli spostamenti''
Alessandra
18/03/2022 - 07:06
di Alessandra Sorge

VITERBO -  'Ricordo ancora quel 21 febbraio, giorno in cui si parlò del primo caso di Codogno. Capii subito che qualcosa sarebbe cambiato. E forse in cuor mio mai mi sarei aspettata un simile epilogo'. Parte così lo sfogo di Sara Trinei, giovane agente di viaggio che attraverso una lettera esprime tutta l'amarezza e la delusione di una categoria pesantemente colpita da due anni di pandemia e ora alle prese con il contraccolpo di un conflitto bellico che lascerà pesanti strascichi sul turismo e i viaggi di piacere.

 'Chi come me lavora da tanto tempo nel settore leisure dei viaggi ne ha già viste parecchie: attentati, influenze varie, dissesti politici ma mai nulla che “chiudesse” il mondo intero. Con la pandemia ci siamo ritrovati a cancellare tutti i viaggi in programma e poi ancora i successivi, praticamente tutto il lavoro svolto per le conferme si è trasformato in un incubo. Non c’erano riprotezioni da fare. Abbiamo dovuto mettere in stand by ogni cosa.

 I bellissimi voucher che facevano parte del corredo 'documenti di viaggio', che con entusiasmo consegnavamo ai clienti in partenza, si sono trasformati in voucher 'credito' e ad oggi -ben 24 mesi dopo- sono ancora nelle tasche di tanti tour operator, compagnie aeree e agenzie perché, oltre alla proroga di altri 6 mesi come da decreto pubblicato a febbraio di quest'anno, molti viaggi non sono stati riprogrammati.

Non sono stati riprogrammati perché non tutte le frontiere erano aperte e se si sogna di andare in Giappone, non si puo’ ripiegare sulla Sardegna. Non sono stati riprogrammati perché le formalità di ingresso sono state anche per noi una corsa ad ostacoli da superare tra tamponi rapidi, molecolari, plf, healty form e via dicendo. Non sono stati riprogrammati perché se voglio andare in Thailandia voglio poter girare per mercati e mischiarmi tra le gente... e come posso farlo oggi se non ci è permesso abbracciare neanche i nostri nonni?

 Il nostro è il lavoro piu’ bello del mondo, e mai avremmo immaginato che un virus ci paralizzasse per cosi tanto tempo…

In tutto questo lo Stato non ha riconosciuto il nostro ruolo di agenti di viaggio e ci ha dato qualche briciolina mischiata a qualche apertura (possibilita’ di viaggiare in italia, in Europa e poi nei corridoi turistici - mete considerate sicure come le Maldive che pero’ hanno visto ancora tanti turisti bloccati perché positivi al tampone)

 Tanti colleghi hanno perso il lavoro, tanti sono ancora in cassa integrazione, alcuni di loro hanno dato fondo a tutti i risparmi di una vita per restare in piedi, alcuni addirittura si sono suicidati, e questo fa male, vedere una categoria abbandonata, perche’ non vista come indispensabile. Già messi a dura prova sotto ogni aspetto continuiamo a vivere nell'incertezza e nella paura, soprattutto ora con lo scoppio della guerra in Ucraina.

 A noi “venditori” di viaggi ci ha sempre caratterizzato una forte resilienza, ma inevitabilmente si sta affievolendo e quando terminerà la cassa integrazione e si darà via libera ai licenziamenti tanti di noi si troveranno disoccupati, e reinventarsi in un mondo del lavoro ormai saturo e allo stremo sara’ difficilissimo.

 Abbiamo atteso con ansia che la vaccinazione contro il covid ci permettesse di tornare in buona parte alla vita che per 2 anni ci è stata negata ma aimhe’ sembra che la strada sia ancora in salita.

 C’è qualcosa che sembra essersi accanito contro il  nostro settore, perché appena qualche giorno prima della comunicazione ufficiale di eliminazione delle restrizioni di viaggio (1 marzo), il giorno 24 febbraio scoppia la prima bomba a Kiev. Inutile dire che da quel giorno sono partite le prime cancellazioni verso l'estero sul medio e lungo raggio. E quello che era in previsione per la Pasqua non è stato confermato.

 Ho investito nel mio lavoro 17 anni di vita, non sono dipendente e ahime da procacciatore senza p.iva non ho percepito 1 euro. Ho messo passione nel mio lavoro, l’ho fatto perché probabilmente è nel mio dna e perché viaggiare e girare il mondo ci rende piu’ ricchi e spesso migliori. L’ho fatto perché l’adrenalina mista a paura che mi accompagna dal decollo al rientro dei miei clienti è carburante per me, l’ho fatto e voglio continuare a farlo, perché alla soglia dei 40 anni posso tentare di riadattarmi ad una situazione nuova per necessita’ ma mai per volontà'.






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