ANNO 16 n° 273
''Prima i danni dei lupi, ora quelli dei cinghiali: così non si va avanti''
Un gruppo di allevatori ''converte'' il gregge ma si trova a fare i conti con gli ungulati
Monica
25/03/2022 - 07:10
di Monica Di Lecce

CASTIGLIONE IN TEVERINA - Prima il danno, poi la beffa. Mastica amaro Ettore Paggio, allevatore di Castiglione in Teverina, e come lui altri colleghi che dopo aver ''convertito'' il proprio gregge si ritrovano più o meno al punto di partenza.

Esasperato dai continui assalti dei lupi e dalla mancanza di provvedimenti per contenere il fenomeno, Paggio qualche mese ha venduto le sue 600 pecore sarde, da pascolo, per acquistarne altre, le ''Lacaune'', di tipo ''domestico''.

''Si tratta di una specie che non ha bisogno di andare al pascolo - spiega - ma si nutre di orzo, grano e mais. Tutti cereali che dovrei coltivare. Ma ho seminato il pisello proteico, 2500 euro di semi, sono passati i cinghiali e hanno distrutto tutto. Così non si va più avanti. Il Governo ci invita a seminare per essere autosufficienti, ma poi non si fa nulla per contenere gli ungulati''.

Ettore Paggio, che chiama in causa la Coldiretti, la Regione e l'Atc, chiede un che si organizzi una caccia aperta per gli abbattimenti dei cinghiali nelle zone più problematiche.

''L'abbattimento selettivo - dice - non risolve nulla. Si abbattono infatti pochi capi. Per affrontare in maniera decisa il problema, che non è solo il mio ma anche di altri colleghi, va autorizzata una battuta di caccia aperta''.

E poi lancia la provocazione: ''chiunque voglia, può venire a fare un sopralluogo nella mia proprietà. Vedrebbe che non dico frottole e constaterebbe in maniera diretta i danni che il passaggio dei cinghiali provoca sui terreni''.






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