ANNO 16 n° 273
Prezzo del latte alle stelle e caro energia, caseifici in difficoltà
Dalle aziende della Tuscia si leva il grido d'allarme. La Cna: ''Servono interventi europei'
07/09/2022 - 22:44

VITERBO - Prezzo del latte alle stelle e caro energia: dalla Tuscia si leva il grido d'allarme dei caseifici locali.

Giovan Battista Chiodetti di formaggi Chiometti riassume così la situazione: ''E’ fuori controllo, legata anche a dinamiche di carenza di prodotto''. Scendendo nei particolari, ''molte stalle hanno chiuso, si è ridotta la disponibilità, c’è grande richiesta di pecorino romano. Se i costi devono assorbirli interamente le aziende, non è possibile sostenerli. Si è creato un cortocircuito e se continua così sarà sempre peggio. Stesso discorso sul latte vaccino: manca almeno il 20 per cento e ciò ha fatto lievitare il prezzo di oltre il 30 per cento dall’inizio dell’anno a oggi. Per rendere sostenibile l’attività dell’azienda, bisogna aumentare i prezzi. C’è poco da fare''. Quanto? ''Almeno del 15-20 per cento''. Le conseguenze a lungo termine? ''La grande distribuzione non riconosce gli aumenti, ne consegue un indebitamento della parte produttiva. Per sopravvivere, bisogna necessariamente fare i conti ogni mese e in base a quelli stabilire i prezzi, mettendoci sopra quel minimo che garantisca la sostenibilità, facendo utile. Poco, ma l’utile deve esserci. Non c’è alternativa''.

“La situazione è difficilissima. La grande distribuzione organizzata - dice Fabio Recagno dell'Alta Tuscia Formaggi - ha riconosciuto fortissimi aumenti al pecorino romano, ma se ciò vale per un prodotto e non per gli altri, ci si può immaginare a livello economico cosa stia succedendo. Adesso è ancora molto presto per capire quello che succederà, fino a novembre le cose non saranno chiare, poi esploderà il problema. Se devo comprare la materia prima a 1,50 e vendere il formaggio a un prezzo alto, cosa accadrà nel caso di mancato acquisto da parte del  consumatore? Il latte vaccino a spot ha raggiunto i 72-75 al litro più Iva. Ho fatto le mie scelte: lavoro meno latte, pago le bollette dell’energia elettrica, che sono quadruplicate in tre mesi, e aspetto che il governo faccia qualcosa se vuole salvare i posti di lavoro. Con questi costi di trasformazione e con la materia prima a tali livelli, si fa il minimo per mantenere attivi i clienti e non far mancare il prodotto”.

“Il problema non è solo il costo del latte - dice Marco Borgognoni della Piccola Formaggeria Artigiana -. E’ un insieme di aumenti non spalmabili sul prezzo del prodotto, quindi bisogna essere pronti a rimettere qualcosa. Se è una questione di un mese o due si può andare avanti, se no resisterà solo chi è più forte''.

''I problemi sono due: il caro energia e il prezzo del latte. La prima - spiega Mauro Cioffi dell'omonimo caseificio - solo negli ultimi due mesi è raddoppiata e aumenterà ancora di più. E per il latte ogni due giorni la cooperativa ci chiede un aumento. La politica in Italia è far chiudere le stalle. Il latte italiano è ricercato, hanno l’oro bianco in mano: quando c’è poca materia e tanta richiesta, il prezzo va alle stelle. Noi stiamo andando benissimo, fortunatamente abbiamo un prodotto di qualità che riusciamo a vendere, coprendo così i costi attuali. Ma ci siamo adeguati sul prezzo di vendita, perché anche noi dobbiamo far quadrare i conti alla fine del mese. A preoccuparci, è l’energia''.

In questo contesto ''un aiuto può arrivare dal bando ‘Agrisolare’ sul fotovoltaico - dice la segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni - anche se non tutti hanno la possibilità di accedervi, per via delle caratteristiche dell’impresa. Ma c’è bisogno anche di interventi seri e condivisi a livello europeo, che guardino oltre il breve periodo e vadano a incidere in maniera strutturale su quei problemi che si stanno riversando, tutti insieme, sulle spalle delle imprese''.






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