


VITERBO - Gli allevatori della Tuscia tornano a far sentire la loro voce sul prezzo del latte. In un momento in cui si assiste all'aumento dei costi delle materie prime, con conseguenze pesanti anche per il loro settore, il prezzo del latte ha imboccato, al contrario, la strada della discesa. La diminuzione del prezzo del latte ha come risultato che gli allevatori lavorano sotto i costi di produzione in un momento in cui l’industria lattiero-casearia registra un aumento dell'export di formaggi.
L'accordo sottoscritto a novembre che prevedeva fino a 4 centesimi in più per gli allevatori, non è stato rispettato e ora, a fronte degli altri rincari, i produttori sono in forte sofferenza. Nella Tuscia, come nel resto d'Italia, gli allevatori dicono basta alle speculazioni.
''Da mesi - dicono lanciando il loro appello anche sui social - stiamo affrontando una crisi senza eguali storici, nessuno ne parla, nessuno ci ascolta e questo fa male. Fa male al cuore e fa male alle ossa. Siamo un gruppo di persone unite che sta cercando disperatamente qualcuno o qualcosa che possa dar loro voce!''.
Il gruppo di allevatori della Tuscia si ritrova nelle parole di Simone Pancianeschi che ironizza sul fatto che, mentre si parla tanto di etica e di benessere degli animali, ''noi poveri allevatori, gli ultimi reduci o veterani di questa guerra silenziosa che ci opprime, stiamo continuando a mettercela tutta per poter garantire ai nostri animali le migliori condizioni di vita possibili'', ma alla fine ''gli animali sfruttati purtroppo siamo diventati noi!''.
Se le associazioni di categoria a livello locale ancora non hanno fatto sentire la loro voce rispetto a questo problema la Cia-Agricoltori Italiani dalla Lombardia ha avvertito che ''non si può permettere che le risorse del Pnrr e dei Psr finanzino un’industria che specula sulla sua base produttiva'.