ANNO 16 n° 274
''Prevenire, valutare ed intervenire per trattare i sex offenders’’
Presentato oggi nella sala stampa della Asl il progetto europeo PR.O.T.E.C.T. per gli istituti penitenziari europei
05/02/2019 - 13:16

di Samuele Coco

VITERBO - E’ stato presentato questa mattina nella sala stampa della Asl di Viterbo il progetto europeo PR.O.T.E.C.T., l’innovativa iniziativa di ricerca sul campo per il trattamento dei detenuti per reati a sfondo sessuale. Lo studio condotto dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria SIMSPe Onlus, in partnership con il Ministero della Giustizia, La Sapienza di Roma, l’Università di Braga (Portogallo)e l’Associazione non governativa Croata Healthy City, riguarderà 6 istituti penitenziari in tutta Europa e coinvolgerà 100 detenuti.

''E’ un onore avervi qua nella nostra sede a presentare questo progetto - ha esordito Daniela Donetti, direttore della Asl di Viterbo -. La condivisione delle problematiche con professionisti provenienti da diverse nazioni ci aiuta nel cercare di ottenere risultati importanti nel campo della prevenzione e del trattamento di questo tipo di reati. Credo sia davvero importante affrontare la progettualità nei confronti dei cittadini detenuti con grande interesse e particolare attenzione. Iniziative come questa non possono che essere incoraggiate da tutti noi''.

''Siamo felicissimi di poter ritrovarci oggi qui a parlare di una attività come questa - ha proseguito Fabio Vanni, direttore del provveditorato regionale del Lazio del D.A.P. - Quella dei sex offender è una tipologia di detenuti particolari. E’ anche per questo che in un contesto del genere si richiede una tipologia di interventi che dura almeno un anno. Essendo una problematica molto difficile da trattare, direi che ben vengano progetti di sperimentazione ben realizzati a livello europeo come questo''.

PR.O.T.E.C.T, ovvero prevenzione, valutazione e trattamento dei sex offenders negli istituti penitenziari europei è una iniziativa che mira alla creazione di un network per la condivisione di buone pratiche e sviluppo di innovazione a livello europeo. Il progetto nasce dalla necessità di prevenire la recidività dei crimini sessuali non solo attraverso la repressione e la pena, ma anche e soprattutto con l’intensificazione del trattamento terapeutico in carcere, al fine di creare un protocollo condiviso da tutti i partner europei.

''Il fenomeno dei crimini sessuali viene percepito in maniera abietta sia in carcere che fuori - ha puntualizzato Pierpaolo D’Andria, il direttore del carcere di Viterbo -. Nella nostra struttura sono attualmente ospitati 34 detenuti sex offenders, di cui 19 di nazionalità italiana e 15 stranieri. Di questi, 24 sono persone già condannate mentre gli altri sono ancora in attesa di giudizio definitivo. La maggior parte di questi detenuti ha una età compresa tra i 30 e 39 anni. Questi dati possono essere utili anche per realizzare al meglio uno studio statistico utile al fine di poter scegliere il trattamento psicologico e sanitario più adatto''.

''E’ fondamentale considerare l’aspetto della prevenzione - ha chiarito Luciano Lucania, presidente SIMSPE onlus -. Oggi, dopo 20 anni, si inizia a lavorare in senso concreto sul tema del suicidio o la diffusione di malattie quali l’epatite. Si sta creando una rete a livello transnazionale per cercare di risolvere queste problematiche. Mi auguro che iniziare a lavorare ad un modello condiviso di progettazione possa aprire la strada per una collaborazione sempre più estesa tra i Paesi europei''.

''Occorre investire in una grande opera di prevenzione per far si che sempre meno persone, e quindi meno giovani, possano compiere questo tipo di reati - ha concluso il professor Bonaiuto della Sapienza - Uno degli aspetti fondamentali è quello di non ridurre l’intero fenomeno ad un disagio del singolo individuo, ma bisogna abbracciare a 360 gradi una problematica che va identificata tramite procedure appartenenti a diverse scienze sociali''.

I corsi di PR.O.T.E.C.T. verranno testati su 100 detenuti per crimini sessuali in 6 diversi istituti penitenziari europei selezionati. Saranno coinvolti 12 direttori, 12 commissari di polizia, 120 agenti di polizia penitenziaria, 60 medici, 30 infermieri e 30 operatori degli istituti penitenziari. Inoltre, 120 detenuti sosterranno corsi di formazione per gestire la convivenza in carcere






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