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Prestiti bancari alle imprese: nell'ultimo anno la Tuscia perde 115 milioni di euro
Studio Cgia Mestre:'Con basse remunerazioni e alti tassi passivi, tante aziende trovano pił conveniente finanziarsi prelevando le risorse dal proprio conto corrente'
15/08/2023 - 03:30
Prestiti bancari alle imprese: nell'ultimo anno la Tuscia perde 115 milioni di euro
Studio Cgia Mestre:'Con basse remunerazioni e alti tassi passivi, tante aziende trovano più conveniente finanziarsi prelevando le risorse dal proprio conto corrente'
VITERBO - Nell’ultimo anno, tra maggio 2023 e lo stesso mese del 2022, i prestiti bancari alle imprese italiane, nello specifico a società non finanziarie, sono diminuiti del 5 per cento per un valore complessivo di -33,3 miliardi di euro. E' quanto evidenziato in un recente studio della Cgia di Mestre su dati della Banca centrale europea.
Nella provincia di Viterbo il dato medio è persino più alto. Tra le province del lazio, dopo Roma, Viterbo è la più interessata in termini percentuali dal
credit crunch, ovvero dalla stretta creditizia: si è infatti registrata una riduzione degli impieghi vivi (vale a dire al netto delle sofferenze) alle imprese del 6,1 per cento (-115,3 milioni di euro), passando dai 1.888 miliardi nel 2022 ai 1.772,7 nel 2023.
Con una contrazione di 5,1 miliardi di euro, Roma è la realtà più penalizzata in termini assoluti rispetto al resto d'Italia, dove svetta Trieste con una perdita del 15 per cento (-673,8 milioni di euro).
In controtendenza rispetto al resto d'Europa, in particolar modo su Germania (+7,4 per cento) e Francia (+4,5 per cento) in Italia la stretta al credito, secondo quanto riporta lo studio, è attribuibile alle dinamiche economico-finanziarie che negli ultimi anni hanno caratterizzato l'andamento economico del nostro paese.
'Gli esperti segnalano - chiarisce la nota dalla Cgia - che in Italia il settore manifatturiero dà vita alla gran parte della domanda complessiva di credito in capo alle imprese. La situazione di rallentamento dell’economia mondiale a cui si aggiunge il forte inasprimento del costo del denaro imposto in quest’ultimo anno dalla BCE hanno indebolito notevolmente la richiesta di liquidità.
Va altresì sottolineato che nel periodo della pandemia molte imprese avevano aumentato i risparmi e ora che la remunerazione dei depositi è tra le più basse d’Europa e i tassi passivi superano abbondantemente il 4 per cento, tante aziende trovano più conveniente finanziarsi prelevando le risorse allocate nel proprio conto corrente. Nell’ultimo anno, infatti, i depositi bancari delle imprese italiane sono diminuiti del 4,3 per cento, pari a -21,5 miliardi di euro.
VITERBO - (A.S.) Nell’ultimo anno, tra maggio 2023 e lo stesso mese del 2022, i prestiti bancari alle imprese italiane, nello specifico a società non finanziarie, sono diminuiti del 5 per cento per un valore complessivo di -33,3 miliardi di euro.
E' quanto evidenziato da un recente studio della Cgia di Mestre su dati della banca centrale europea. Nella provincia di Viterbo il dato medio è persino più alto. Tra le province del lazio, dopo Roma, Viterbo è la più interessata in termini percentuali dal credit crunch, ovvero dalla stretta creditizia: si è infatti registrata una riduzione degli impieghi vivi (vale a dire al netto delle sofferenze) alle imprese del 6,1 per cento (-115,3 milioni di euro), passando dai 1.888 milioni nel 2022 ai 1.772,7 nel 2023.
Con una contrazione di 5,1 miliardi di euro, Roma è la realtà più penalizzata in termini assoluti rispetto al resto d'Italia, dove svetta Trieste con una perdita del 15 per cento (-673,8 milioni di euro).In controtendenza rispetto al resto d'Europa, in particolar modo su Germania (+7,4 per cento) e Francia (+4,5 per cento) in Italia la stretta al credito, secondo quanto riporta lo studio, è attribuibile alle dinamiche economico-finanziarie che negli ultimi anni hanno caratterizzato l'andamento economico del nostro paese.
'Gli esperti segnalano - chiarisce la nota dalla Cgia - che in Italia il settore manifatturiero dà vita alla gran parte della domanda complessiva di credito in capo alle imprese. La situazione di rallentamento dell’economia mondiale a cui si aggiunge il forte inasprimento del costo del denaro imposto in quest’ultimo anno dalla Bce hanno indebolito notevolmente la richiesta di liquidità. Va altresì sottolineato che nel periodo della pandemia molte imprese avevano aumentato i risparmi e ora che la remunerazione dei depositi è tra le più basse d’Europa e i tassi passivi superano abbondantemente il 4 per cento, tante aziende trovano più conveniente finanziarsi prelevando le risorse allocate nel proprio conto corrente'. Nell’ultimo anno, infatti, i depositi bancari delle imprese italiane sono diminuiti del 4,3 per cento, pari a -21,5 miliardi di euro.