

di Stefano Marini Balestra
VITERBO - Anni addietro i media viterbesi pubblicarono a iosa annunci pubblicitari che annunciavano in via Garbini l’apertura di un centro benessere gestito da cinesi, però l’advertising cosi massiccio aveva comunque allertato le forze dell’ordine per il sospetto che in realtà il centro non fosse un centro medico ma una “maison” di piacere.
In effetti, gli appostamenti degli agenti ebbero successo perché l’andrivieni nello stabile di Via Garbini 183 era di soli uomini, tra cui certamente molti non necessitati di massaggi curativi.
Da li alla denuncia per violazione alla Legge Merlin del 1958: esercizio di casa d’appuntamento, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, per cui la Procura non ebbe difficoltà trarre in giudizio la maitresse cinese.
Il processo approdato avanti il Collegio del Tribunale presieduto dalla Dr.ssa Massini ha nell’udienza di ieri registrato le deposizioni di due testi indotti dall’accusa.
E’ stato ascoltato un giovane di 26 anni che ha narrato essersi recato al centro benessere perchè necessitato ricevere un massaggio alla schiena, ma, durante il servizio, gli fu chiesto per un supplemento di 15 euro di averne uno particolare, di particolare benessere. Il giovane aderì e fu masturbato.
Un signore anziano, che in precedenza aveva omesso presentarsi in udienza per deporre (timore di rappresaglie della moglie ?) dichiarandosi anch’egli utente del centro per problemi alla spalla, è caduto in contraddizione sulla sua frequenza nella casa (dopo aver detto “una volta” ha poi riferito “3/4 volte”) però negando aver “subito” ulteriori massaggi di tipo sessuale.
Entrambe, comunque, non sono stati in grado riconoscere la ragazza cinese finita nelle segnaletiche dei carabinieri come la responsabile dei fatti.
Giustificazione: tutte le cinesi sono uguali.
Se ne riparlerà la prossima udienza nel marzo 2022.