ANNO 16 n° 274
Presentato “Il Custode”, progetto della Diocesi di Viterbo a sostegno della Polizia Penitenziaria
Una serie di incontri in cui psicologi aiuteranno gli agenti a superare e gestire i disagi derivanti dal lavoro in carcere
Gabriele
09/03/2024 - 06:56
di Gabriele Mazzetti

VITERBO - Il vescovo Orazio Francesco Piazza ha presentato “Il Custode”, un’iniziativa della Diocesi di Viterbo che mira a fornire supporto psicologico agli agenti di polizia penitenziaria, spesso invisibili, alle prese con il peso delle responsabilità e i conflitti interni che il loro ruolo comporta.

Il progetto nasce dalla consapevolezza che dietro le uniformi ci sono individui, persone che ogni giorno si confrontano con la cruda realtà delle carceri, come quella di Mammagialla, e che necessitano di attenzione e cura per mantenere un equilibrio vitale. “Una società che perde la qualità umana non ha futuro,” ha dichiarato il vescovo, sottolineando l’importanza di considerare il carcere non come un “mondo di mezzo”, ma come una parte integrante della nostra comunità.

Mons. Piazza ha poi approfondito il tema della dignità umana all’interno del contesto carcerario, enfatizzando il bisogno di “aprire dall’interno” le proprie celle, un invito metaforico ai detenuti a cercare una rinascita personale e una nuova dignità di vita. Questa visione si estende oltre le mura del carcere, raggiungendo anche coloro che operano quotidianamente in queste strutture, gli agenti di polizia penitenziaria.

La realtà del carcere di Mammagialla, con la sua sezione di alta sicurezza nota come 41bis, è stata particolarmente sottolineata dal vescovo come esempio di un ambiente che richiede un’attenzione speciale. Le visite effettuate hanno rivelato la complessità di gestire un equilibrio tra la sicurezza e il rispetto della dignità umana, sia per i detenuti che per gli agenti.

Il progetto “Il Custode” prevede un percorso concreto di supporto: cinque incontri organizzati dalla curia viterbese, durante i quali psicologi esperti incontreranno gli agenti per aiutarli a gestire e superare i disagi psicologici derivanti dal loro impegnativo lavoro. Gli eventi mirano a fornire agli agenti gli strumenti per affrontare il turno di lavoro con serenità e tornare a casa senza che le frustrazioni professionali influenzino negativamente la loro vita privata.

Presente al lancio del progetto anche Luca Floris, vice segretario regionale del Sappe. Floris sottolinea l’importanza di abbattere il muro di isolamento che circonda il “pianeta carcere”, riconoscendo il benessere mentale come un aspetto cruciale per la qualità della vita degli agenti di polizia penitenziaria. “Il benessere mentale è fondamentale,” afferma, “dobbiamo qualificare il ruolo della polizia penitenziaria sulle orme di san Basilide.”

San Basilide, noto per aver protetto un condannato dalla lapidazione, diventa così un simbolo di umanità e protezione, valori che “Il Custode” aspira a incarnare. Floris ha concluso, evidenziando che il progetto non solo riconosce ma eleva l’agente di polizia penitenziaria a sorvegliante della dignità umana, anche in quei momenti in cui la società ha etichettato l’individuo come condannato o delinquente.






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