

Quali sono i cinque paesi dell’Unione Europea dove è più facile studiare e apprendere una lingua diversa da quella parlata entro i confini nazionali? E come si posizione l’Italia nell’ambito dell’UE? Lo rivela una ricerca statistica del 2021 elaborata da Preply in cui si evidenziano non solo i paesi più performanti ma anche, e soprattutto, i criteri utilizzati per elaborare la graduatoria stessa. La posizione italiana non è incoraggiante. Ma andiamo con ordine e partiamo intanto con il gradino più alto del podio.
Secondo l’indagine resa pubblica in primavera, si evince che il Lussemburgo è fra tutti il paese con il miglior ambiente pubblico e privato dove studiare una ligua diversa dalle tre ufficiali parlate in patria, ossia lussemburghese, francese e tedesco. Ma il Lussemburgo è anche il paese dove il 100% dei bambini inizia a studiare con successo un nuovo idioma già dalla scuola primaria e il posto in cui il 98,4% dei cittadini possiede una TV in camera. Aspetto importante perchè l’accesso ai contenuti multimediali è fondamentale per ascoltare e leggere, anche con sottotitoli e voiceover, lingue differenti da quella parlata quotidianamente. Veniamo allora proprio agli indicatori usati per elaborare la graduatoria.
Preply ha considerato 18 fattori elaborati con un processo di standardizzazione statistica e divisi in sette macroaree. Si tratta della diversità linguistica, dei sottotitoli e del doppiaggio cinema e TV, dell’accesso allo studio digitale tramite strumenti online, del grado di competenza in una lingua straniera più conosciuta, dell’apprendimento linguistico a scuola, del plurilinguismo e del numero di lingue ufficiali parlate nei confini nazionali. La classifica elaborata premia anche la Svezia e la Danimarca, rispettivamente al secondo e al terzo posto. Quarta posizione per la Finlandia, in cui si parlano due lingue ufficiali, e quinto posto per Cipro.
La posizione dell’Italia è piuttosto sorprendente. Il nostro paese si piazza al 26°posto sui 27 paesi dell’Unione Europea seguita unicamente dalla Bulgaria. Penultimo posto, insomma, per il bel paese in cui si parlano almeno 47 lingue sparse da nord a sud tra le minoranze etniche che popolano l’intero territorio. Ma niente a che vedere, ad esempi, con le 355 degli USA, le 195 del Canada e le 95 della Germania. L’Italia resta insomma un paese piuttosto coeso e identitario con un forte senso di appartenenza e radici solide che probabilmente frenano il processo di apprendimento di una o più lingue in patria, privilegiando soprattutto la nostra. Emblematico, infatti, il caso del sito web ufficiale del Governo, consultabile esclusivamente in italiano.
Per il CEO di Preply, Kirill Bigai, conoscere una nuova lingua in contesti multietnici globali così interconnessi è ormai indispensabile se non addirittura obbligatorio. Nuove lingue consentono gli scambi culturali e offrono la possibilità di evolvere dal punto di vista lavorativo creando nuove connessioni e conquistando nuove opportunità. È questa, in pratica, la sfida che l’Italia dovrebbe assolutamente accogliere per le nuove generazioni.