


di Giulia Ortenzi
VITERBO - Continua la preoccupante invasione di cimici nel territorio della Tuscia. Nei giorni scorsi si è riscontrato un fenomeno allarmante nell’area dei monti cimini, con una presenza massiccia di cimici che ha invaso il territorio, andando a infestare sia le campagne, ma anche le case. Il fenomeno di proporzioni allarmanti preoccupa i cittadini, specialmente gli agricoltori.
“La situazione cimici nel nostro territorio è allarmante – dichiara il Presidente provinciale di Confagricoltura Remo Parenti – questi sono insetti alieni che sono originari delle zone asiatiche. Le cimici asiatiche sono in sovrannumero, poiché rispetto alle nostre specie sono molto più aggressive e tendono ad infestare qualsiasi tipo di coltura, specialmente le nocciole, ma anche albicocchi, meli e tutta la frutta e ortofrutta in generale”.
La cimice asiatica è un parassita molto dannoso per la nostra agricoltura e il primo esemplare individuato in Italia risale al 2012 nella provincia di Modena. La cimice adulta è lunga quasi 2 centimetri e ha la caratteristica forma di quelle comuni, ma il problema principale è che questa specie può riprodursi fino a 4 generazioni all’anno se la zona in cui si trova è favorevole.
“Il problema principale di questa tipologia di cimici – continua Parenti – è che qui ha trovato un clima favorevole per la riproduzione. Il cambiamento climatico che è avvenuto in questi ultimi hanno ha creato una zona favorevole per questo parassita”.
Parenti si dimostra preoccupato per quanto riguarda i raccolti: “Questa tipologia di cimice riesce ad intaccare molto facilmente i raccolti, e questo porta seri danno ai vari prodotti che vengono coltivati. Non possiamo ovviamente pensare di utilizzare trattamenti su trattamenti, ma possiamo trovare un’a;tra soluzione. Come è stato fatto per i castagneti, dovremmo provare ad introdurre un “antagonista” della cimice, che è la vespa samurai, che potrebbe combattere una lotta biologica per cercare di diminuire gli esemplari presenti nel territorio. in Romagna questa soluzione è già stata adottata e funziona, di conseguenza la Regione Lazio sta facendo i dovuti studi e controlli per vedere se questo nel nostro territorio è possibile senza ovviamente creare danni maggiori al nostro ecosistema. Per il momento gli studi danno risultati positivi, ma bisogna accelerare il processo, perché la situazione è veramente allarmante’.