ANNO 16 n° 273
Pranzi a scrocco
per politici viterbesi all'Enoteca regionale
08/11/2013 - 01:46

VITEBRO – Ci sono tutti, ma proprio tutti e di qualsivoglia colore, i consiglieri regionali viterbesi, che si sono succeduti dall'era Storace all'era Polverini, passando per quella Marrazzo, tra i clienti del ristorante a ''scrocco'' della politica laziale: l'Enoteca Palatium di via Frattina, nel cuore del cuore di Roma.

Per loro, come per tutti i loro colleghi, cibo e vino di prima scelta e, soprattutto, un trattamento che definire di favore sarebbe un eufemismo. Per i politici della Regione, infatti, era talmente di favore che non pagavano proprio. Né loro né i loro numerosi ospeti.

Negli ultimi anni, l'Enoteca ha fornito oltre mille pasti a ''scrocco'', tutti rigorosamente a base dei prodotti migliori del territorio laziale. Ovviamente erano pasti tutt'altro che economici. Il risultato è che nei conti della struttura si è aperta una voragine da un milione e 600mila euro.

E' quanto risulta, nero su bianco, nella relazione che il commissario straordinario dell'Arsial Antonio Rosati ha depositato l'altro ieri sulla scrivania del governatore Nicola Zingaretti, del quale è uno degli uomini di maggior fiducia.

Voi proteste pensare che il passivo sia stato almeno in parte causato dall'affitto stellare dell'Enoteca, situata in via Frattina. Nemmeno per sogno: i locali sono di proprietà delle stessa Regione. Quiidi, nessun canone da pagare. 

I ''coperti fantasma'' sono solo un esempio della cattiva, anzi pessima gestione della Palladium. Tra le cause del dissesto, Rosati indica anche assunzioni pletoriche, fornitori furiosi in attesa dei loro soldi, di scelte sorprendenti come quella di tener chiuso il locale in agosto, con i turisti a frotte su e giù per via Frattina.

''Abbiamo ereditato una enoteca - hanno spiegato Rosati e Zingaretti presentando il piano di rilancio dell'agenzia regionale per l'agricoltura - che di prestigioso ha solo il nome. Con tanta gente che cerca lavoro questa è davvero una situazione insopportabile''. Il governatore, da parte sua, ha deciso di rompere le uova nel panieri agli ''scrocconi'': ''L'Enoteca – ha annunciato - la gestiranno i privati, A fine anno arriverà un bando pubblico. Vogliamo che la struttura diventi il biglietto da visita della Regione, ma dobbiamo fare i conti con le regole dell'economia di mercato''.

Questo ad anno nuovo. Ora però, nelle varie sedi della Regione circola una battuta sarcastica: ''Vige il socialismo reale come in Corea del Nord ll'Enoteca Palatium.... E' un ristorante di Stato', pardon di Regione, che conta ben 20 assunti a tempo indeterminato in una Srl dell'Arsial, quando con una gestione più manageriale potrebbero bastarne molti meno, forse la metà'' (ma la Regione si è comunque impegnata a salvare i posti di lavoro in eccesso, ndr).

Scoperchiato il vaso, sull'Enoteca emerge una realtà peggiore del peggio: la gestione del magazzino sarebbe stata poco chiara, se non inesistente; molte procedure sarebbero prive di verifiche. E, soprattutto il malcostume dei pranzi a scrocco nel quale i consiglieri della Tuscia, a qualunque latitudine appartenessero, non sono certo rimasti a guardare. Pranzi spacciati per ''istituzionali'' da una telefonata che assicurava un tavolo e un trattamento coi gunati bianchi. Tutto favorito dalla carenza di controlli, tant'è che il nuovo commissario ha installato un sistema elettronico per le ordinazioni.

Francesco Storace, che l'Enoteca l'ha fondata, dice di non sapere nulla dei pranzi a scrocco, ma non esclude che ci siano stati: ''Con tutti gli arroganti che abbiamo conosciuto in questi anni – ammette – ci si puà aspettare anche di peggio'.

Né le cose sono migliorate con il suo successore Piero Marrazzo che, secondo il leader de La Destra, avrebbe fatto un ''uno politoco dell'Enoteca, facendovi svolgere iniziative elettorali''. Ovviamente a spese dei contribuenti.

Ora, i consiglieri del M5S vogliono vederci chiaro e hanno annuniciato un'interrogazione per individuare nomi e cognomi di coloro che hanno trasformato una potenziale risorsa in un buco milionario. Un'altra tessera che si aggiunge al puzzle delineato dallo scandalo dei fondi del gruppo Pdl e dai maneggi di Franco Fiorito.






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