

VITERBO - ''Posso perdonare Andrea Diprè. Ma solo se mi restituisce il mio capolavoro''. A elargire speranze di clemenza, dalle aule del tribunale viterbese, è il pittore 65enne Giorgio Aquilanti. Truffato, a parer suo, dal controverso critico d’arte originario del Trentino Alto Adige.
Secondo quanto riportato nella denuncia sporta ai carabinieri di Soriano nel Cimino, nel dicembre del 2012, Diprè avrebbe imbrogliato il pittore, promettendogli, in cambio di una cospicua somma di denaro, visibilità e promozione dei suoi capolavori. Tra tutti, uno, ''il migliore'' a detta dell’artista. Un quadro intitolato ''La Carrozza'', per il quale sarebbe stato stipulato anche un regolare contratto nel quale il critico d’arte si sarebbe impegnato a promuovere le opere di Aquilanti attraverso gallerie d’arte e programmi televisivi sul canale 875 di Sky. Un totale di 1460 puntate per un corrispettivo di circa 15 mila euro.
''Per pagare quella cifra – spiega in aula l’artista – gli ho dato un mio quadro stimato 10 mila euro e ho firmato due assegni da 2 mila e 3 mila euro. Ha incassato immediatamente le cifre e io pensavo che fosse tutto in ordine''.
Peccato che dei 1460 passaggi in tv neppure l’ombra e ad oggi, pare che non si sappia nemmeno che fine abbia fatto la ‘’Carrozza’’ firmata Aquilanti. Da qui le accuse di truffa e appropriazione indebita a carico dell’ex avvocato e giornalista.
Si tornerà in aula il 16 gennaio, ma intanto spunta la speranza di chiudere il caso in pace: ''Posso rimettere la querela. Ma rivoglio indietro il mio quadro. Altrimenti non se ne parla''.