ANNO 16 n° 272
Porto di Marta: parla l'ex sindaco
Catanesi sentita in aula ribatte punto punto al pm. Il processo aggiornato al 2 novembre
06/05/2022 - 09:50

di Andrea Stefano Marini Balestra

VITERBO - A distanza di anni, dal 2016 per la precisione, un’opera pubblica strategica per la Tuscia: il porto lacuale di Marta, esiste, ma non si capisce che natura abbia.

Porto turistico o opera idraulica ?

Spetta al Tribunale di Viterbo in composizione collegiale (pres.Dr. Eugenio Turco) dipanare l’impasse nel corso del processo a carico della ex sindaco Lucia Catanesi, l’attuale Maurizio Lacchini e l’arch. Giacomo Scatarcia, responsabile uff. tecnico tutti tratti a processo dal sost.PM dr. Siddi.

Accadde infatti che dopo il termine dei lavori eseguiti nel porto per conto della Regione Lazio nel 2015 per la messa in sicurezza del livello dell’incile del Fiume Marta che parte nella parte interna del sedime portuale, la sindaco Catanesi nella primavera del 2016 bandì un piano di assegnazione “posti barca” forte del convincimento che proprio sul cartello posto dall’impresa edile incaricata dalla Regione c’era scritto “porto turistico”, mentre per la Regione Lazio l’opera non era per un porto, ma un’opera idraulica.

In ogni caso, era a tutti noto che una parte del bacino portuale è sempre stata adibita ad ormeggio di imbarcazioni.

Nel dubbio che la delibera comunale di assegnazione “posti barca” comprendesse anche il nuovo antemurale eretto proprio per evitare l’insabbiamento dell’incile del fiume Marta, ma su cui l’impresa aveva realizzato colonnine per fornitura energia elettrica ed acqua ai natanti ormeggiati, la Guardia di finanza su ordine della Procura di Viterbo eseguì un sequestro, quindi oggi il processo.

Mentre gli imputati Lacchini e Scatarcia hanno rinunciato a loro esame, la ex sindaca Catanesi ha risposto punto a punto al sost. PM Dr.Siddi, in particolare sulla questione della conservazione dei “posti barca” (200) da sempre esistiti sin da decenni prima delle ultime sistemazioni ordinate dalla Regione Lazio e non sulla intenzione del Comune di incrementali nel nuovo braccio, che, nonostante non abbia un utile tirante d’acqua per l’ormeggio, venne rappresentato nella pianta pubblicata dall’impresa munito di pontili galleggianti, quindi porto.

La querelle con la Regione, ha riferito la Catanesi, è sorta per la mancata risposta dei suoi uffici ad una richiesta di chiarimento rivoltagli circa il possibile o meno utilizzo come ormeggio del nuovo antemurale. La mancata risposta della Regione ha creato le condizioni di incertezza che hanno portato all’attuale processo a carico degli imputati per violazioni norme ambientali, abuso di ufficio e falso ideologico.

Il processo è stato aggiornato per la udienza del prossimo 2 novembre, quando sfileranno i testi della difesa.




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