


VITERBO - La tragedia consumatasi ieri all'interno della casa circondariale 'Nicandro Izzo' di Mammagialla, dove un detenuto ha accoltellato a morte il proprio compagno di cella, non è un episodio isolato, ma il sintomo di una situazione ormai fuori controllo. Struttura al collasso da anni, una vera e propria polveriera sociale dove la convivenza forzata si trasforma quotidianamente in violenza.

Il primo, enorme problema di Mammagialla è puramente numerico. Progettato per ospitare circa 400 persone, il carcere ne conta costantemente oltre 600. Questo drammatico sovraffollamento riduce al minimo gli spazi vitali dei detenuti, esasperando gli animi e rendendo impossibile qualsiasi reale percorso di riabilitazione o trattamento.
A fronte di una popolazione detenuta in costante crescita, la Polizia Penitenziaria si trova a operare in condizioni di drammatica sotto-organico, con circa 100 agenti in meno rispetto a quanto previsto dalle piante organiche. Turni massacranti, carenza di personale nei posti di sorveglianza chiave e difficoltà oggettive nel garantire l’ordine rendono il lavoro all'interno delle sezioni una scommessa quotidiana con la propria incolumità.
Le aggressioni ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria all'interno di Mammagialla sono diventate una costante allarmante nelle cronache locali. Solo negli ultimi mesi si sono registrati gravissimi episodi di violenza:
Mani addosso e volti sfregiati: agenti feriti con lamette o colpiti improvvisamente durante il servizio di vigilanza, con prognosi che spesso superano i venti giorni.
Disordini e rivolte: incendi appiccati all'interno delle celle e focolai di rivolta che costringono il personale a intervenire in condizioni di estremo pericolo per la propria salute fisica e respiratoria.
Le sigle sindacali continuano a denunciare una totale assenza di tutele, chiedendo invano provvedimenti urgenti e straordinari all'amministrazione penitenziaria per arginare una deriva che mette a repentaglio la vita di chi lavora all'interno della struttura.
La criminalità dentro Mammagialla non si limita alle aggressioni fisiche, ma si evolve attraverso l'uso di tecnologie moderne per aggirare i controlli. Le indagini e i blitz delle forze dell'ordine hanno svelato una fitta rete di traffici illeciti volti a introdurre all'interno del penitenziario sostanze stupefacenti e telefoni cellulari.
Il fenomeno più inquietante e recente riguarda l'utilizzo di droni guidati dall'esterno per recapitare pacchetti contenenti droga e micro-telefoni direttamente sulle finestre delle celle o nei cortili dei passeggi, intercettati solo grazie alla prontezza della sorveglianza. Strumenti che consentono ai detenuti, talvolta anche a quelli sottoposti a regimi di massima sicurezza, di mantenere contatti attivi con l’esterno e continuare a gestire attività criminali.
L’omicidio consumatosi ieri, purtroppo, evoca i fantasmi del dicembre 2023, quando un altro detenuto, il 49enne Alessandro Salvaggio, fu strangolato dal compagno di cella al culmine di una lite. Questi drammi mettono a nudo la fragilità psicologica di una popolazione carceraria abbandonata a se stessa, dove la mancanza di percorsi rieducativi e l'insufficienza di assistenza psichiatrica e medica trasformano le celle in arene.
Fino a quando le istituzioni continueranno a ignorare il grido d'allarme che si leva dalle mura di Mammagialla, la struttura viterbese rimarrà un luogo dove la giustizia abdica in favore della violenza e del degrado.