ANNO 16 n° 274
Politiche del territorio, interviene la fondazione architetti e ingegneri
09/06/2014 - 18:10

Riceviamo e pubblichiamo

''Finalmente si apre un dibattito sull’urbanistica della città e finalmente i professionisti e le associazioni di categoria si fanno avanti. La Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti INARCASSA si

inserisce nel dibattito dando voce agli ingegneri ed architetti di Viterbo e Provincia sul

tema relativo al futuro dell’urbanistica della città e del territorio.

L’innesco viene dato da quanto sta accadendo in questi giorni, in modo, come al

solito poco chiaro per i non addetti ai lavori, dall’organo comunale di governo della città e

quindi del territorio con la diffusione di una bozza di delibera ed articoli di giornale che

trattano di “rivoluzione intelligente” ed appunto “politiche del territorio” legate

principalmente ad una “… necessità di una programmazione generale delle infrastrutture

finalizzata al loro completamento e potenziamento a partire dal “quadrante”

settentrionale della città …”.

Detta così, da una prima impressione, sembra un’iniziativa rivoluzionaria che, da qui

ai prossimi anni, cambierà radicalmente il volto e l’economia della città, ma (c’è sempre un

ma) guardando bene le carte emergono forti dubbi sulle priorità e su come, vista la carenza

di un’analisi reale del territorio, venga data “attenzione” ad alcune zone piuttosto che

altre, con criteri del tutto inadeguati ad una progettazione urbanistica moderna.

Prima di scendere nel dettaglio, è bene dare forza alla parola “urbanistica”

rispolverandone il significato, prendendo spunto dal vocabolario della lingua italiana:

urbanistica s. f. (femm. Sostantivo dell’agg. Urbanistico). – In senso stretto, attività di

creazione e sistemazione dei centri urbani: … con sign. più ampio e attuale, disciplina (sorta

come scienza autonoma alla fine del Settecento, in seguito alla rivoluzione industriale) che

ha per oggetto l’analisi del territorio in generale e la messa a punto dei mezzi tecnici,

legislativi, amministrativi, politici, finalizzati alla progettazione, o all’adeguamento a

nuove esigenze, sia dei centri urbani sia di infrastrutture, che si avvale dell’apporto delle

scienze economiche, statistiche, sociali e tiene conto delle modificazioni che le nuove

strutture generano nell’ambiente.-

“Analisi del territorio” è la parola chiave. L’urbanistica ancora una volta non può

prescindere dall’analisi oggettiva e soggettiva del territorio e la mancanza di analisi vera

non si legge nelle poche carte allegate alla bozza programmatica che presenta invece forti

sbilanciamenti e non individua soluzioni che dovrebbero essere connesse all’intero

territorio con particolare attenzione alle criticità del momento ed al centro storico.

Questo concetto è ancor più avvalorato nella prima bozza di governo sulla riforma

urbanistica, dove si parla di visione organica, perequazione, riforma degli standard previsti

dal D.M. 1444/1968, trasferibilità dei diritti edificatori, pianificazione territoriale di area

vasta, definizione di una politica complessiva per il rinnovo urbano incentivato,

semplificazione delle normative e riordino dei titoli autorizzativi in edilizia, riforma del testo

unico.

Pertanto si profila un futuro nuovo nel quadro nazionale della pianificazione

territoriale dopo anni di declino e di oscuramento della programmazione del territorio e,

alla luce di questo non è possibile che a Viterbo si continui ad operare in una direzione

poco esaustiva delle vere problematiche.

Individuazione e delimitazione degli ambiti territoriali di intervento da destinare

alla riqualificazione urbana e al riordino del tessuto edilizio, determinazioni conseguenti.

Vengono individuati tre ambiti di intervento:

- il “1°” verso nord comprende il quartiere Ellera, Capretta, S. Barbara,

Villanova, la aree del Poggino e Teverina, ecc.

- il “2°, verso ovest, comprende il Riello l’Università ed una vasta area

agricola;

- Il “3°” verso sud-ovest comprende il quartiere del Carmine, Ponte dell’Elce

ed anche qui una vasta area agricola.

I programmi integrati di riqualificazione urbana, secondo quanto dispone la legge

regionale, debbono essere volti al rinnovo del patrimonio edilizio e al riordino del

tessuto urbano, ovviamente esistenti…

Ad eccezione del primo quadrante, tanto il secondo quanto il terzo sono proiettati

essenzialmente in vaste aree agricole, assolutamente prive di “patrimonio edilizio” da

rinnovare e “tessuto urbano” da riordinare;

Se l’obiettivo è quello del rinnovo edilizio e del riordino del tessuto urbano perché si

individuano aree per lo più agricole prive dei requisiti essenziali che ne costituiscono il

presupposto?

La valutazione che emerge con evidenza è che piuttosto che tendere alla

riqualificazione urbana, si voglia dare corpo ad intenti meramente espansivi sotto il profilo

edilizio in aree oggetto da troppo tempo di attenzioni speculative, che invece meritano

attenzioni diverse da quelle riportate nella delibera in discussione.

Dobbiamo prendere responsabilmente atto che il territorio è un bene finito e che va

salvaguardato fin tanto che è possibile; dobbiamo dire BASTA al consumo inutile di nuovo

territorio, in special modo per fini residenziali.

Non esiste la necessità di prevedere nuove aree di espansione, soprattutto a macchia

d’olio, che determinerebbero solo una cementificazione selvaggia del territorio ed un

aggravio dello squilibrio oggi esistente nel mercato immobiliare, visto l’enorme stock

abitativo invenduto nel nuovo, lo spopolamento del centro storico, che politiche

urbanistiche del recente passato hanno determinato, e la potenzialità edificatoria

residenziale che le attuali e vigenti previsioni del PRG già consentono: parliamo in totale di

3-4.000 alloggi da ri-collocare sul mercato.

Se di riqualificazione urbana vogliamo parlare, volta al rinnovo del patrimonio

edilizio e al riordino del tessuto urbano esistente, e ce ne è sicuramente la necessità, non

possiamo che guardare alle periferie degli ultimi decenni.

Non mancano certo le realtà che ne avrebbero bisogno … citiamo, solo a mero titolo

esemplificativo, le vaste aree intorno alle stazioni ferroviarie di Porta Romana e Porta

Fiorentina, le aree dell’estrema periferia est, per valutare la possibilità di completare il

semianello e collegare via Genova alla strada Cimina, tutte intere le periferie di cartone

degli anni ’60, compresi Cappuccini e Murialdo, prive di standard e dei servizi essenziali,

l’ex molino Medori e quello Profili, l’area degli ex magazzini generali. E chi più ne ha ne

metta. Per le frazioni vale lo stesso discorso. Tutte tranne che le aree indicate nei

quadranti II e III; questi ultimi debbono essere sicuramente stralciati dalla proposta di

deliberazione.

Vanno invece individuati nell’ambito del perimetro urbano della città di Viterbo e

delle frazioni, gli ambiti effettivamente da riqualificare, con tessuto edilizio da rinnovare o

sostituire e tessuto urbano da riorganizzare.

Certo condivisibile il superamento dei programmi integrati di intervento di iniziativa

privata, giacenti in Comune e mai adottati, frutto di proposte, lontane dalle reali esigenze

della città.

Nella bozza di delibera inoltre, viene citato giustamente l’art. 7 della L.R. 13 agosto

2011 n.10 (meglio conosciuta come piano casa), che ha come titolo Programmi integrati di

riqualificazione urbana ed ambientale; va letto con attenzione perché nella delibera e negli

elaborati allegati, non è dato rilevare aree vocate al rinnovo del patrimonio edilizio ed il

riordino del tessuto urbano attraverso interventi di sostituzione edilizia, non si capisce e ci

si chiede in sintesi: che analisi è stata fatta nell’individuazione delle priorità delle opere

pubbliche e dei presunti perimetri; non è forse il caso di analizzare meglio il territorio,

sentire gli operatori economici, le categorie imprenditoriali, i cittadini, fare un’analisi

approfondita socio-economica, studiare meglio la giurisprudenza vigente e trarre delle

conclusioni più tecniche; considerato l’interesse per aree vaste (ambiti I, II, III), i piani

integrati su zone “F” che comprendono oltre la metà del territorio comunale (non si

capisce l’altra metà che destino avrà) viene naturale pensare ad una logica conclusione che

è quella di impostare “seriamente” un Piano Regolatore Moderno fatto con criteri di

analisi e che tenga conto delle esigenze reali della città''.

Fondazione Architetti Ingegneri

SEZIONE PROVINCIALE VITERBO






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