ANNO 16 n° 273
Pmi, la crescita c'è, ma non è ancora abbastanza
La burocrazia è un problema, così come i tempi delle istituzioni
02/03/2017 - 15:00

VITERBO – Stabile tendente al bello. Ma solo grazie alle imprese che non demordono e non perdono la voglia di investire per restare competitive sul mercato.

I dati emersi dall'indagine congiunturale della Federlazio sul secondo semestre 2016 sostanzialmente confermano quelli dei sei mesi precedenti. Anche se perplessità ancora si registrano sul clima di fiducia espresso dalle aziende. Dato positivo dall'export verso i Paesi extra Ue che registra una decisa accelerazione con un aumento del volume d'affari. Stabile ma ancora con qualche segnale di incertezza invece quello relativo al mercato Ue.

Confermata anche la ripresa della domanda interna con fatturato ai livelli del primo semestre 2016.

Sul fronte occupazione rilevati elementi di stabilità che offrono speranza per l'immediato futuro.

In progressiva diminuzione il ricorso alla cassa integrazione ordinaria.

In generale, comunque, il numero di aziende intervistate che “al momento non intravede una via d'uscita” è in leggero aumento. Ma bisogna considerare che l'indagine è stata svolta a dicembre, in piena campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre e la conseguente possibile situazione di instabilità del Governo.

Le previsioni a breve sono comunque improntate a una sostanziale fiducia da parte degli imprenditori. ''Gli investimenti sono l'indicatore fondamentale per capire il clima di fiducia sul mercato. - spiega Giuseppe Crea, direttore Federlazio – Per la terza volta consecutiva sono in crescita le aziende che investono. Un dato che fa ben sperare ed è sinonimo di buona salute''.

Però ''questo clima di fiducia – rimarca – è spesso disatteso dalle istituzioni''.

Le istituzioni nel mirino del presidente Giovanni Calisti. Dalla Ue ''depotenziata da fratture interne'' al quadro politico nazionale. Con particolare riferimento al bando regionale finanziato con fondi del Por Fesr per favorire la crescita e creare occupazione. Bando che, oltre a non aver centrato le esigenze delle imprese, è stato emesso in ritardo. ''Siamo arrabbiati (eufemismo). – tuona Calisti – Il mercato non attende i tempi della burocrazia. Abbiamo perso due anni'.

Le esigenze della Tuscia espresse da 39 aziende (37 del distretto civitonico e due di Viterbo) con priorità di investimento sono finite in un calderone, circa 2 milioni dedicati, che interessa tutto il Lazio.

''Completamente disattese le aspettative del bando. Non sono previsti investimenti su beni materiali, su innovazione di prodotto e di design ma solo per risparmio idrico. Non si possono chiedere risorse perché non si rientra nei parametri''.

E gli imprenditori sono costretti ancora una volta a contare solo sulle proprie forze. Come nel caso della partecipazione dal 14 marzo alla Fiera di Francoforte. ''Le aziende del distretto di Civita Castellana hanno tirato fuori i soldi dalle proprie tasche per pagare lo spazio espositivo, pena l'esclusione, - rivela Calisti - ma non possono accedere al bando per il finanziamento regionale''.

Il motivo lo spiega Crea. ''Il bando non prevede retroattività. La burocrazia non ha i tempi del mercato – stigmatizza – ma non ha neanche idea di programmazione. Tra l'altro mette a disposizione una cifra ridicola per un investimento, solo un milione e 980mila euro''.






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