ANNO 16 n° 273
Pił si differenzia, pił ci si guadagna
Da questo mese la raccolta differenziata diventa ancora pił capillare
30/05/2012 - 19:46

di Giovanna Bianconi

VITERBO - C’è chi ricicla la carta e il cartone, l’alluminio e il vetro. I virtuosi riciclano anche l’umido e le batterie.

Gli alfieri dell’ambiente raccolgono l’olio da cucina e dividono anche gli avanzi. Danno il pane secco a chiunque abbia qualche gallina, nervetti ossa e lische a cani e gatti senza padrone, mentre con il resto fanno il compostaggio in giardino. Come non stimarli?

Ma quest’annuncio non è diretto a loro. Ci rivolgiamo a chi ricicla la plastica, e magari è rammaricato per il fatto di doverla ulteriormente selezionare. Finalmente da questo mese è possibile inserire negli appositi cassonetti anche piatti e bicchieri monouso, con l’esclusione delle stoviglie riutilizzabili di plastica, che dovranno continuare ad essere conferite nei cassonetti dell’indifferenziato.

Ad un patto però: piatti e bicchieri dovranno essere privi di residui alimentari, che sarebbero un serio problema sia durante le operazioni preliminari di selezione che per il successivo avvio alle fasi di riciclo e recupero. Non serve lavarli, basta eliminare il contenuto.

Questo cambiamento riguarderà anche i cittadini e le utenze commerciali raggiunte dai servizi porta a porta e “duale”. Renderà più semplice il compito quotidiano della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e, cosa importantissima, permetterà di aumentare le percentuali della plastica da avviare all’industria invece che in discarica.

In un momento in cui si discute proprio della possibile emergenza rifiuti che si profila per Roma e per il Lazio, il provvedimento è cruciale e contribuisce in modo concreto ad aumentare la durata delle discariche. Inoltre arriva giusto in tempo per le numerose sagre e feste che annualmente si tengono in tutto il territorio della provincia.

Quindi un grande beneficio per i cittadini e per l’ambiente, reso possibile grazie ad un’intesa tra Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica), Anci (Associazione nazionale comuni italiani ) e Conai (Consorzio nazionale imballaggi).

Niente fretta però. Prima di portare gli oggetti ai cassonetti bisogna considerare la cosiddetta “strategia delle 4 R”: Riduzione, Riuso, Riciclo e Recupero.

Riduzione significa che i consumatori innanzitutto dovrebbero scegliere prodotti con imballaggi minimi o riutilizzabili, ed evitare gli sprechi. Per riuso si intende che finché gli oggetti possono essere lavati, aggiustati, rivenduti o regalati a qualcuno che ne ha bisogno non dovrebbero essere gettati. In questo modo se ne può allungare di molto la vita utile, e posticiparne l’arrivo al sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti solidi urbani. Il riciclo avviene attraverso la raccolta differenziata ed i successivi processi industriali con cui dai rifiuti si fabbricheranno nuovi prodotti. Il recupero della parte dei rifiuti non riciclabile darà luogo anche ad un recupero energetico, attraverso la combustione negli impianti di termovalorizzazione.

Se la maggioranza dei cittadini seguirà la strategia delle 4 R per tutti i rifiuti, riciclabili o meno, si avranno indubbi benefici economici ed ambientali. Al contrario di quanto si pensa infatti, comprare continuamente nuovi prodotti non fa girare veramente l’economia, perché arricchisce pochi e non la collettività. Anzi, alla lunga crea una serie di costi indiretti e nascosti che pesano sulle tasche dei cittadini. Tra questi i costi umani e sanitari connessi all’aumento dei casi di malattie associate dell’inquinamento ambientale come tumori, malformazioni, allergie, ecc..

Allora vale la pena di provare a dare il proprio contributo. Oltretutto, e in particolar modo per la plastica, i risultati si possono vedere con i propri occhi: riciclando 14 vaschette di plastica si fa un cestino portafiori, con 200 flaconi di prodotti alimentari si può produrre una pattumiera, mentre con 11 flaconi del latte si fa un annaffiatoio.

Le plastiche sono molto versatili anche durante le loro seconde vite, infatti bastano 70 bottiglie dell’acqua per produrre l’imbottitura di una coperta matrimoniale tipo piumino sintetico, e 116 bottiglie di PET per fare addirittura una piccola barca a vela.

Riciclare in realtà è più semplice di quanto non si pensi, bisogna solo vincere l’iniziale pigrizia. Per i bambini può essere addirittura divertente se si stimola la loro fantasia raccontando cosa si può produrre con il sacchetto del detersivo, la bottiglia del latte, il vasetto dello yogurt, ecc..

In caso di dubbi, sui beni di largo consumo si potrà trovare il simbolo e il codice  che identifica il tipo di plastica e in qualche caso le istruzioni dettagliate per lo smaltimento.

Le informazioni su come diventare paladini delle 4 R e della raccolta differenziata adesso ci sono tutte. Le scuse, i ma o i se non sono più ammessi.

 

codici internazionali per la raccolta differenziata

PET

È la sigla con cui si indica il polietilentereftalato. E’ una plastica che fa parte della famiglia delle termoplastiche, infatti viene utilizzata soprattutto per fare bottiglie che contengono acqua minerale e bevande, oppure fibre tessili con le quali si fanno i vestiti.

HDPE

È la sigla con cui si indica il polietilene ad alta densità. Il polietilene (PE) è una plastica che fa parte della famiglia delle termoplastiche e viene usato per fare sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, ecc..

PVC

È la sigla con cui si indica il polivinilcloruro, una termoplastica che serve per fare bottiglie, flaconi per detersivi, pellicole per i film, corde, giocattoli e anche parti di automobili.

LDPE

È la sigla con cui si indica polietilene a bassa densità.

Il polietilene (PE) è una plastica che fa parte della famiglia delle termoplastiche. Viene utilizzato per fare sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, ecc..

PP

È la sigla con cui si indica il polipropilene, inventato dal chimico italiano Giulio Natta. E’ una termoplastica usata per fare contenitori, oggetti di arredamento, flaconi per detersivi e giocattoli.

PS

È la sigla con cui si indica il polistirolo, una termoplastica usata per fare bicchieri, posate, piatti, coppette per frutta e gelato, tappi ed imballaggi.

(Fonte Corepla)






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