ANNO 16 n° 273
Piccoli Comuni in piazza
contro la manovra
Protesta venerdì a Roma. Rieti pronta al ricorso in Corte Costituzionale
25/08/2011 - 04:00

''In una manovra che nel prossimo anno sarà di 25,7 miliardi di euro, l'incidenza del taglio alla democrazia nei piccoli Comuni sarebbe solo dello 0,023%''. E' quanto afferma in un documento l'Associazione nazionale dei Piccoli comuni italiani, che ribadisce ancora una volta il no all'accorpamento dei Comuni sotto ai mille abitanti, previsto dalla manovra.

Per questo motivo gli amministratori comunali dei 1.963 enti a rischio scenderanno in piazza, davanti a Montecitorio, venerdì 26 agosto alle 14.

La minaccia della scure sui piccoli Comuni non lascia indenne la Tuscia, dove a rischio ne sono ben sei: Arlena di Castro (903), Calcata (924), Latera (951), Lubriano (941), Proceno (623) e Tessennano (367). Ma non dormono sogni tranquilli nemmeno Onano (1.040) e Barbarano Romano (1.110).

Il destino di questi comuni, infatti, dipenderà dal prossimo censimento della popolazione e delle abitazioni, che è previsto per il 9 ottobre.

Intanto la protesta coinvolge anche le Province e se quella di Viterbo al momento sembra essere salva, non si può dire altrettanto per qualla della vicina Rieti, che ha già dichiarato battaglia. ''Chiederemo alla presidente Polverini il ricorso alla Corte Costituzionale per difendere la provincia di Rieti e farla permanere nella regione Lazio'' ha affermato il presidente della Provincia di Rieti, Fabio Melilli, al termine della riunione che si è tenuta all'Upi sulle conseguenze della manovra del governo sugli enti provinciali.

''Questa norma - ha aggiunto - non porterà a nulla, in questo momento il Parlamento non deve prendere in giro gli italiani. Da 21 anni noi siamo favorevoli alla riduzione delle province, partendo dalle aree metropolitane. Questo interesserebbe 18 milioni di cittadini invece dei 5 milioni previsti dall'attuale manovra''.

''Rieti - ha detto Melilli - finirebbe 'immersa' o nella provincia di Roma o in quella di Viterbo. Ma io penso ci sia un'altra strada per ridurre il numero delle province: fare in modo che le regioni riordinino il proprio territorio, diminuendo le circoscrizioni provinciali''.

''Occorre dire agli italiani - ha concluso Melilli - che così il potere andrà solo in 20 città, e non in 100 come oggi: questo ucciderebbe i capoluoghi di provincia che senza strutture pubbliche diventerebbero borghi di campagna''.

Intanto la Cgil ha scelto la data del 6 settembre per lo sciopero generale contro la manovra economica. Sarà di otto ore, con manifestazioni articolate a livello territoriale. La protesta di Corso d'Italia è ''contro e per cambiare - si legge in una nota - la manovra iniqua e sbagliata del governo''.




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