


GRAFFIGNANO - Nuove Direzioni è l'intervento artistico dell'artista Simone Marini, progetto curatoriale per il borgo di Sipicciano proposto e curato da Antonio Arévalo, organizzato dalla Proloco col Patrocinio del Comune di Graffignano, in occasione della Giornata del Contemporaneo Amaci 2020.
Una mostra con l'intento di riprogrammare un nuovo modo di percepire lo spazio, in questi tempi difficili di Pandemia da Covid, in cui la paura dell'altro, le distanze sociali e mentali si fanno sempre più fragili. La mostra evita gli assembramenti e favorisce la fruizione, coinvolge i segnali stradali del Borgo di Sipicciano, durante tutto il mese di dicembre le strade cambiano nome con nuove direzioni.
Nuove Direzioni di Simone Marini, invitano il passante ad uscire dall'isolamento domestico, proponendo una nuova toponomastica, la segnaletica stradale, con la denominazione presa dal web: Via Youtube, Piazza Internet, Viale Whattsapp, Via Messenger, Via Facebook, Via Yuoporn, Piazza Twitter, Via Instagram.
“Non vuole essere un inno ai social, ma una presa di coscienza del grande potere che esercita internet nella nostra società – afferma la Proloco - l'installazione di Simone Marini è iniziata il 5 dicembre 2020 e sarà visibile fino al 30 gennaio 2021”.

Di seguito la testimonianza del curatore e autore Achille Bonito Oliva, che interpreta l’installazione urbana di Simone Marini a Sipicciano:
“Bisogna sempre avere un luogo da cui andar via” è un invito di Artur Rimbaud al nomadismo e al viaggio, spiega Oliva, e segnala la dimensione dello spostamento da vicino a lontano.
“La toponomastica segnala e indica mete sicure e vie di vagabondaggio. Le grandi città e piccoli paesi – afferma Oliva - sono addobbate da nominazioni di eventi epocali e personaggi del passato a sigillo dei luoghi che stimolano nuove dinamiche dello sguardo ed incontri inaspettati. Baudelaire parlava del flaneur che gode dell’estasi e dell’inciampo con le diverse scene della città. Dalla letteratura alla realtà, la toponomastica delle strade indica anche storie tragiche e l’abbandono delle periferie. Tutto questo presuppone lo spostamento e l’attraversamento materiale dei luoghi, fatto di nuovi incontri e contatti con diverse realtà sociali. Insomma piazze, strade, viali e vicoli sono lo scenario di interattività fisiche, programmate o inaspettate.
Ma se la toponomastica finora ha segnalato e celebrato eventi reali ed anche progressi tecnologici, ora in quale modo il nostro presente viene documentato, nominato e celebrato? Ecco che arriva la proposta di Simone Marini, rinominare i luoghi dei nostri spostamenti con termini che designano viaggi da fermi. A dimostrazione che l’arte è una domanda sul mondo e non una risposta. Nella galleria di Pio Monti si sperimenta una nuova toponomastica 2.0, con una nominazione che rimanda alla virtualità seppure realizzata con tecniche e materiali usuali, quella della segnaletica stradale. Sembra in tal modo che la smaterializzata natura di internet trovi un’apparizione tangibile che porta all’ attenzione sociale una realtà concreta e pericolosamente attuale. L’opera non differisce alcuna soluzione, estende piuttosto il procedimento della vita fatta di attenzione e sospensione del segno. L’artista col suo linguaggio non interroga solo la storia, ma la natura antropologica della collettività e la domanda non è interlocutoria, ma si definisce come l’atto dell’interrogare.

“Noi non vediamo mai delle parole nella natura, ma sempre e solamente delle iniziali di parole, e quando in seguito vogliamo leggere, ci accorgiamo che le pretese nuove parole non sono, a loro volta, che delle iniziali di nuove parole” (Lichtenberg). Dunque l’opera serve a sviluppare la tensione a interrogare e la segnaletica rinnovata di Marini vuole evidenziare lo spostamento antropologico dell’umanità in una dimensione virtuale e nello stesso tempo bloccata nel suo armamentario tecnologico. Per definizione la segnaletica stradale è destinata a una massa di utenti che s’incontrano e scontrano casualmente e volontariamente. La denominazione presa dal web sembra costringere il passante ad uscire dal riserbo e dall’isolamento domestico per affrontare altri con cui condividere l’appuntamento del luogo.
L’uso scultoreo di tale segnaletica evidenzia una tradizione duchampiana, con la differenza che nel nostro caso non c’è alcun object trouvée, piuttosto la costruzione e messa in evidenza di una realtà probabilmente e cinicamente rimossa. L’uso interrogativo dell’arte sembra contraddire un’altra celebre affermazione di Duchamp: non esistono problemi perché non esistono soluzioni. Marini invece assume una posizione che ribalta il nichilismo attivo del grande francese, mettendo in evidenza e lampante visione i tentacoli della rete telematica senza essere apocalittico e nemmeno integrato. Ecco la nuova toponomastica dell’arte che quietamente segnala il trend totalitario di internet, restituendo allo spettatore autocoscienza e anche senso di responsabilità. Frutto della capacità dell’arte di produrre un’attiva emersione da ogni trappola e chiusura”.
