ANNO 16 n° 63
Philadelphia, Oro Saiwa e le inquadrature: quando il food è panoram(ic)a
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
04/03/2026 - 17:15
di Elsa Berardi

L'inquadratura nello spot:

Oro Saiwa, link al video - https://www.youtube.com/watch?v=698A-9kyMkg

Philadelphia, link al video - https://www.youtube.com/watch?v=c8TJZFA-hms

 

VITERBO - Cabriolet…. Panorama? Sì, certamente, è così che si risponde: non solo sulla falsariga degli eclettici The Kolors, autori della canzone omonima, ma anche sulla base del nostro intuito, associare un viaggio a quello che vediamo ci fa sentire aperti e referenziati.

Dal cammino che viviamo, dalle emozioni che incontriamo, dagli ambienti visuo-uditivi che ci permeano il transito. E il cuore: da quando la pubblicità ha differenziato le angolature inquadrabili e intervallato con apprezzabili differenze i suoi tipici fermo-immagine, ci è sembrato di cogliere la magia che sovrasta (e origina) la preziosa formula che cattura il visibile.

Insieme al visibile e alla porzione designata di spazio, tuttavia, l’immagine può catturare il nostro engagement, vale a dire quell’attenzione corale di pubblico tanto autonoma per caratteristiche quanto assimilabile alla fissità su un elemento. E per distoglierla, certamente, c’è bisogno di cambiare musica, oltre che di stimolare una fruizione consapevole.

Stiamo per svelare due esempi di spot – uno italiano, uno globalizzato e global – che sono multiformi prodotti visuali: una capillare attenzione verso il food, il tema reclamizzato, e un sottotesto basato sulla preferenza di consumo si fondono in due racconti di cibo che ci sembra di assaggiare a distanza. Grazie all’inquadratura, ovviamente, e grazie a tante connessioni 'non dette'.

Oro Saiwa è un biscotto tutto italiano, recentemente nei nostri teleschermi in uno spot rinnovato e sempre distinto dal focus del primo piano. Una sola differenza: l’ultimo spot ha integrato anche l’elemento della chat, arrivato con un positivo ritardo nelle nostre pubblicità – un tratto tutt’altro che marginalizzante per il nostro popolo mediterraneo: amiamo le chiacchierate autentiche e le relazioni non mediate – e ha preferito spostare il cursore sulla vita e la crescita in famiglia.

Lo spot che presentiamo, del 2019, è una sequenza di valori fidelizzanti applicati all’immagine: il primo frame scenico è un campo da calcio formato con i biscotti spalmati di confettura verde, un emblema della squisita passione sportiva azzurra; la seconda linea tematica è incentrata sulla bellezza di tre volti femminili molto diversi e ben stilizzati sulla tela-biscotto; il terzo valore è quello della creatività, esemplificata da biscotti decorati a fantasia; l’ultimo tema di importanza rilevante è la famiglia, punto di partenza e campo sicuro di arrivo per noi veraci italiani.

La leading information è la dicitura “100%”: cultura nazionale, cultura sociale e sentimenti di crescita collettiva, che non sono prevaricanti verso altri riferimenti e marcano l’Italia senza portarla come modello. Questo fa l’inquadratura: contiene e sostiene, ma non sappiamo cosa c’è oltre. E per saperlo, forse, ci sono più certezze da discutere che muri da sfondare.

Il più recente spot di Philadelphia, invece, è datato a maggio 2024 ed è una rivelazione di come inquadrature dissimili (o di dissimili momenti) possano annodarsi nello stesso scenario. Il celebre formaggio spalmabile è cosparso su una galletta che somiglia molto alle ottime friselle pugliesi: si vede ogni poro di questo tipo di pane arricchirsi dei companatici in un disegno perfetto, accogliendo il salmone.

In contemporanea, un creativo arrotolato di affettato e zucchine viene farcito con il Philadelphia, mentre altre preparazioni prendono vita: bruschette all’italiana e mini cheesecake, su cui la frutta – pomodori, lamponi e more – rimbalza come note del pensiero.

“Con Philly hai trovato un amico”, questo il claim che completa l’opera, un rimando che non si sgancia affatto dalla nostra impostazione: le inquadrature aiutano a visualizzare, a fare leva sulle possibilità, a selezionare le ricette e le preparazioni senza schedarne avidamente l’appartenenza.

Un po’ trasognanti, un po’ melodiose, il loro ingegno è nel rendere vicino ciò che è lontano… E forse, in altri contesti tutt’altro che felici, nell’allontanarci tristezze del mondo che, in quanto umane, dovrebbero accomunarci.

Facciamo dunque fermo immagine su ciò che visualizziamo, anche fuori campo: non sarà la magia di un video al rallenty a cambiarci la giornata, ma sarà forse un passo acquisito per documentare, con fermo rispetto di persone e situazioni, ciò che avviene intorno, fuori e dentro di noi.






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