ANNO 16 n° 272
Pericoloso latitante fermato nella
Tuscia, scoperta rete di fiancheggiatori
Affittavano case e prenotavano visite per Giuseppe Simioli del clan Polverino
31/05/2018 - 09:33

RONCIGLIONE – Favorirono la latitanza di pericolosi boss del clan Polverino, tra cui di Giuseppe Simioli catturato a luglio del 2017 in una casa-nascondiglio a Ronciglione. Il blitz di due Procure, quella di Napoli e quella di Roma, ha permesso l’arresto 7 persone, tre latitanti e quattro fiancheggiatori. I carabinieri di Napoli hanno dato esecuzione a due distinte ordinanze emesse dal gip partenopeo e romano, entrambe su richiesta della Dda.

In particolare, il provvedimento emesso dal Gip della Capitale, scaturisce dalle investigazioni connesse alla cattura di Giuseppe Simioli, il 26 luglio 2017, quando i carabinieri di Napoli, insieme ai ''Cacciatori'' di Calabria e ai colleghi di Ronciglione, lo hanno catturato nel corso di un trasloco da una lussuosa villa di Campagnano, un vero resort di lusso completo di vasca idromassaggio e confort di ogni genere, verso un nuovo covo di Viterbo.

Le indagini hanno permesso di raccogliere indizi di colpevolezza a carico di 3 indagati che hanno fornito a Simioli, uno dei latitanti considerato tra i più pericolosi d’Italia, assistenza logistica e materiale, provvedendo, mediante intestazione a se stessi o a terzi, a stipulare contratti di affitto di immobili nelle provincie di Viterbo e Roma e a soddisfare le sue esigenze, tra le quali prenotazioni di esami medici in laboratorio.

I carabinieri sono riusciti così a catturare una rete di insospettabili fiancheggiatori del clan Polverino attiva sul territorio campano e su quello laziale che ha assicurato la latitanza degli esponenti di punta del clan: Giuseppe Simioli, Carlo Nappi e Giuseppe Ruggiero, anch’essi raggiunti da ordinanza, emessa dalla procura napoletana, in carcere per possesso di documenti contraffatti forniti loro da altri soggetti, due dei quali raggiunti dalla misura cautelare del divieto di dimora a Napoli e provincia.

Il quarto arrestato, il 58enne Luciano Viglietta, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe messo a disposizione del sodalizio criminale un insediamento industriale a Pomezia per lo stoccaggio di 1.500 kg di hashish provenienti dalla Spagna e sequestrati già nel 2012 e favorito la latitanza dei tre boss.






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