ANNO 16 n° 274
Perde battaglia contro
il Comune il comandante della polizia locale
di Ronciglione
10/04/2012 - 01:50

VITERBO - Un po' come il colonnello Aureliano Buendia, che promosse trentadue rivoluzioni e le perse tutte. Però non siamo a Macondo, non ci sono armi di mezzo e l’unica assonanza tra l'immortale protagonista di ''Cent’anni di solitudine'' e Antonio Mocavini da Ronciglione è quella, appunto, di perdere sempre (non le guerre, ma i procedimenti giudiziari). E diciamola tutta: Aureliano era Aureliano, combatteva per un ideale e non sceglieva la modalità ''dello scontro aperto, della contestazione e della palese conflittualità con le altre cariche dell'amministrazione'' (così si legge in una recente sentenza che, come tutte le altre, rigetta il ricorso da lui presentato).

Mocavini è il comandante della Polizia locale di Ronciglione, che dal 2008 ha iniziato (e finora perso) numerose cause contro l’amministrazione di cui è dipendente, davanti a diversi organi di giustizia (giudice del lavoro, tribunale amministrativo). Secondo il Comune deve fare ferie perché così prevede la legge? Lui non è d'accordo, pensa di essere leso nei diritti, non vuole a stare a casa e ricorre. E perde, con tanto di sentenza. Ancora: il Comune lo sospende dal servizio perché non ha adempiuto agli obblighi derivanti da una nuova organizzazione del personale? La risposta è sempre la stessa, con le carte bollate, salvo poi dover pagare gli avvocati.

Sarebbe davvero interessante ripercorrere la storia giudiziaria che oppone Mocavini al Comune, al sindaco Massimo Sangiorgi e al segretario comunale Luisa Cogliano. Non c’è che l’imbarazzo della scelta, ma cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Lui chiede di ''dichiarare l’illegittimità dei comportamenti vessatori, umilianti e lesivi della dignità professionale''? Nessuna vessazione, dice il tribunale. ''La condotta datoriale è legittimaìì  rispondono i giudici, che respingono al mittente ''e domande in termini di mobbing e demansionamento''.   ''Il ricorso va quindi respinto'', ''il ricorso è infondato e quindi va respinto'': sono queste le frasi che, come le litanie, immancabilmente si leggono sugli atti giudiziari.

Che poi uno si chiede quando questi atti possano essere stati perpetrati, visto che Mocavini, dal 2008 ad oggi, per malattia, ferie, aspettative e permessi è stato assente oltre 450 giorni, vale dire un anno e mezzo su tre, come dire un giorno e mezzo al lavoro e uno e mezzo a casa. Il bello è che nessuno all’interno del Comune gli contesta ciò, è un suo diritto stare a casa se sta male (anche se sarebbe pressoché impossibile trovare un’analoga situazione in un’azienda privata. Ma questa è un’altra storia): solo che, secondo lui, la colpa è sempre e solo del Comune.

Comunque la stoffa del combattente ce l’ha, bisogna dargliene atto, e la sfrutta, come nel caso più famoso, quello della presunta telefonata notturna che il segretario comunale gli avrebbe fatto per intimorirlo, con una pernacchia e parole ingiuriose. La telefonata pare che ci sia effettivamente stata. Secondo la segretaria sarebbe partita accidentalmente come a volte capita dai cellulari, ma sembra sia durata solo qualche secondo, neanche il tempo di rispondere, difficile pronunciare in quel lasso di tempo parole ingiuriose condite da una pernacchia.

 Ora, al di là degli aspetti meramente tecnici e procedurali della personale guerra giudiziaria contro il Comune, dovrebbe far riflettere il fatto che Mocavini si è accanito non solo contro il sindaco e l'amministrazione comunale ma anche e soprattutto contro il segretario comunale. A Ronciglione una spiegazione ce l’hanno: con una maggioranza che qualche problema lo ha avuto, a reggere la baracca e far sì che non crollasse tutto sono stati in primis Luisa Cogliano e la maggior parte dei dipendenti comunali. E c’è chi vede dietro questi attacchi portati avanti da Mocavini la regia dell’opposizione. Opposizione che, sentendo profumo di vittoria, non ha esitato durante l’ultimo consiglio comunale a votare compatta per revocare la convenzione tra Ronciglione e Cerveteri che disciplina appunto il lavoro del segretario. La mozione non è passata ma le opposizioni hanno votato insieme.






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