ANNO 16 n° 273
Pdl - In 300 sfidano l’avvertimento di Piso
Sindaci, amministratori, iscritti e simpatizzanti pronti alla grande sfida
24/06/2012 - 04:00

di redazione

VITERBO – Alla fine s’è fatta. Sindaci, amministratori, assessori provinciali e del comune capoluogo; ma anche semplici cittadini, iscritti e simpatizzanti. In oltre trecento, in barba alla minaccia di “scomunica” lanciata nei giorni scorsi dal coordinatore regionale Vincenzo Piso - attraverso l’omonimo provinciale Giulio Marini - hanno assediato la sala della Domus. Tutti “senza paura”, così come recita lo slogan ideato proprio in occasione dell’autoconvocazione indetta dal consigliere regionale Francesco Battistoni e dal collega di Palazzo dei Priori Mauro Rotelli.

Il giorno dell’atteso congresso si è trasformato in “un’occasione di confronto e di scambio di idee”. Senza insulti né provocazioni. Solo qualche battuta, quella sì, affidata alla pungente comicità di Maurizio Ferrini (la “signora Coriandoli” del Bagaglino, per intenderci), che ha moderato l’incontro. Fatti e non parole. Idee ed entusiasmo per “ricostruire il Pdl”, non certo per sfasciarlo.

“Il partito non c’è più”, ha esordito Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro e presidente del consiglio provinciale. “Alcuni esponenti escono fuori soltanto quando si tratta di spartirsi le poltrone e compaiono in riunioni improvvisate che non hanno né capo né coda”. Poi un frecciatina a Piso. “Non è forse quello che ha fatto entrare l’Udc in provincia? Piso non è quello che ci ha venduto dalla sera alla mattina?”. E un caldo invito. “Stia a casa nostra e noi nella nostra”. Poi, senza tanti giri di parole come è nel suo stile, Camilli ha concluso: “Io sto con il gruppo di Battistoni, costi quel costi. Fino alla fine”.

E a proposito di poltrone. “Noi non le vogliamo – ha detto Battistoni - anche perché quelle che abbiamo ce le siamo conquistate a suon di preferenze”. Perché è ora di dire “stop ai nominati”, come ha sottolineato a chiare lettere Rotelli. “Basta con i partiti oligarchici e con le liste chiuse. Basta con nomi scelti dentro le segreterie e con partiti incapaci di aprirsi alla partecipazione della gente”.

L’intervento di Rotelli ha costituito anche l’occasione per presentare il documento che, se il Congresso non fosse stato impedito, avrebbe rappresentato lo strumento per rilanciare il partito. Documento redatto dopo gli incontri itineranti svolti su tutto il territorio provinciale nelle ultime settimane da Battistoni e Rotelli. “Abbiamo incontrato amministratori capaci ma sofferenti perché non hanno un punto di riferimento. Le riunioni sono state propositive, ricche di spunti e riflessioni e andranno avanti. Con Francesco (Battistoni, ndr) abbiamo intenzione di continuare ad ascoltare tutte le rappresentanze del territorio. Noi – ha detto in conclusione Rotelli - non vogliamo cambiamenti di facciata, ma di contenuti e abbiamo la gente giusta per farlo”.

Il messaggio dei quarantenni azzurri è chiaro: è tempo di invertire la piramide organizzativa del Pdl e proporre un nuovo modello gestionale di partito. “Non siamo contro nessuno e ci siamo stancati dei dettami romani”, ha affermato Battistoni, sottolineando come i Congressi si siano svolti in tutta Italia, meno che nel Lazio. “Non dobbiamo dimenticare che le ultime elezioni regionali sono state vinte grazie alle province. Se fosse stato per Roma ci saremmo ritrovati a governare Emma Bonino”.

E ancora, versus il coordinatore regionale. “Piso manda missive senza nemmeno conoscere quanto avviene sul territorio e quello di cui vuole parlare la gente: formazione, rifiuti, energie alternative e fondi europei. Qual è la posizione del partito su questi argomenti?”. (A saperlo). “Se gli ultimi sondaggi il Pdl ha perso oltre il 20 per cento dei consensi un motivo ci sarà. Non aver celebrato il Congresso è stato un grande errore e sbaglia ci scoraggia iniziative come questo incontro: continuando a nascondere la testa sotto la sabbia significa condannare a morte il partito. Noi – ha concluso Battistoni – possiamo essere la linfa vitale del Pdl. Vogliamo stare con la gente e difendere il territorio”.

E sono stati diversi, tra sindaci ed amministratori, a prendere la parola. A rompere il ghiaccio, il consigliere del Comune di Viterbo Ottavio Raggi. “Vogliamo un partito forte che, invece, è stato svenduto”. Un esempio. “Grazie a strateghi come il presidente Meroi e il sindaco Marini – ha detto - il cda dell’interporto di Orte è composto da tre consiglieri dell’Udc e da uno de La Destra. Possibile che noi non avevamo nessuno per ricoprire la carica”.

Si sono invece detti pronti a scendere in piazza, il sindaco di Calcata Luciano Sestili e il collega di Canino Mauro Pucci; mentre Francesco Ciarlanti, primo cittadini di Blera, eletto due anni e mezzo fa, non è mai stato chiamato da alcun coordinatore provinciale Pdl. “Ma lo sanno – ha domandato – di avere un sindaco a Blera?”.

 

 

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