ANNO 16 n° 275
Pd, per l’Italia di domani meglio Renzi che Bersani
<<<<<<<< di Arnaldo Sassi >>>>>>>>
19/11/2012 - 04:00

di ARNALDO SASSI

Visto che le primarie del Pd (quelle per il premier, ovviamente) si avvicinano e ho deciso che a votare ci andrò, ho voluto documentarmi al meglio su ciò che propongono i vari candidati in lizza. E così sono andato a navigare sul sito del sindaco di Firenze (www.matteorenzi.it) dal momento che i suoi competitors gli fanno molte accuse: prima fra queste, quella di parlare per slogan, di voler solo rottamare la vecchia classe dirigente e di non proporre nulla di nuovo.

Bene, ho potuto notare che molto di questo non è vero. All’interno del sito infatti, c’è un dettagliato programma che ha due unici denominatori: ripartire dal buono che c’è in Italia e, soprattutto, coinvolgere la gente, farla partecipare. Non sembrano, a onor del vero, due cattive idee.

Ma la cosa che più mi fa pensare – cercando sempre di ragionare in termini oggettivi, ammesso che ci si riesca – è la guerra che contro il sindaco di Firenze ha scatenato tutto l’establishment del Pd, quasi che Renzi fosse come la peste bubbonica da evitare assolutamente (beh, riflettendoci un attimo, per i maggiorenti del partito lo è davvero).

Detto ciò, mi è sembrato di capire che il 37enne rampante comunque le idee chiare ce le abbia, sia su ciò che va fatto, sia sul percorso da fare per portare l’Italia fuori dalle secche. Che poi ci riesca o meno, questo è un altro discorso e non dipenderà solo da lui. Ma gli va dato atto che – con toni sicuramente meno rabbiosi di quelli di Beppe Grillo – è l’unico che propone alla gente, e di conseguenza alla classe dirigente, una vera e propria rivoluzione culturale. Stando nel sistema e non dicendo che vuole sfasciare tutto (come invece fa Beppe Grillo). Qualcuno ha tentato di paragonarlo a Berlusconi: mi dispiace, niente di più sbagliato. Il credo del Berlusca era il “ghe pensi mi”, quello di Matteo è l’esatto contrario. E la simpatica sfrontatezza, tutta toscana, con cui ha voluto e saputo sfidare i big del suo partito è senza dubbio un punto a suo favore.

Dall’altra parte invece, c’è Bersani, sicuramente un galantuomo dalle grandi capacità, che però continua ad apparire prigioniero dello strabismo da cui è affetto il Pd sin dalla sua nascita. Bersani, mi dispiace dirlo, continua a essere ondivago, a non proporre una strada certa da seguire. Tenta di stare in equilibrio tra Vendola da una parte e i moderati dall’altra: è come il pastorello che cerca di riportare tutte le sue pecorelle all’ovile, ma non ci riesce. Il risultato di tutto questo è che diventa poi complicato capire dove l’uomo vuole andare a parare.

Il dibattito televisivo svoltosi lunedì scorso su Sky non ha fatto altro che ribadire queste mie impressioni. E allora, dando per scontato che alla fine sarà Bersani a vincere la sfida (il Pd ha mobilitato tutte le sue truppe cammellate per portarlo al successo, probabilmente al primo turno), spero che Renzi raggiunga comunque un’alta percentuale di voti, sì da costringere la classe dirigente di quel partito a fare chiarezza su dove vuole andare e cosa vuol fare. E lo faccia capire bene ai suoi elettori. Possibilmente prima del voto.






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