ANNO 16 n° 275
Pd, il Beppe Fioroni
siciliota ammorba
il popolo che vota
24/12/2012 - 05:30

di ARNALDO SASSI

VITERBO - Che il Pd faccia le primarie anche per i parlamentari e i consiglieri regionali è senza dubbio un fatto positivo (tutti gli altri, o quasi, se ne guardano bene), ma quando poi vai a mettere la lente d’ingrandimento sul modus operandi del partito di Bersani, se non ti viene l’orticaria poco ci manca.

Cominciamo dunque dal Beppe Fioroni nazionale: nato a Pianoscarano, ex sindaco a palazzo dei Priori, attualmente indiscusso big viterbese del partito, sfumata la possibilità di trasferirsi nella corrazzata Monti per il semplice motivo che la stessa non è stata varata, dicono che si candiderà alle primarie. A Messina, stando ad alcuni siti online viterbesi. Completando così la circumnavigazione delle isole: dalla Sardegna (dove si candidò nel 2001) alla Sicilia. Chissà se per acchiappare qualche voto in più emulerà Beppe Grillo, facendo a nuoto la traversata dello stretto. Così potrebbe anche perdere qualche chilo di troppo. Certo è che, comunque la pensiate, la vicenda ha il sapore della presa per i fondelli. Direbbe Di Pietro: che c’azzecca Fioroni con la Sicilia? Nulla, ma ancora una volta – è amaro constatarlo – la ragion di partito (e di poltrona) ha avuto la meglio su quella della serietà e della trasparenza, sul rapporto di fiducia che dovrebbe istaurarsi tra eletto ed elettore, sulla buona politica che parte dalla base.

E veniamo alle parlamentarie e alle regionalie della Tuscia, che finalmente hanno svelato i candidati in corsa. Qui il ragionamento diventa delicato, perché di mezzo ci sono nomi e cognomi (che sarà meglio non citare, per carità di patria). Ma alcune riflessioni vanno fatte. Partendo dalla più importante: che ogni partito dovrebbe avere il dovere di far scendere in campo il meglio che ha, come accade nel le squadre di calcio. Perché se tu hai un campione in rosa e non lo fai giocare, commetti una scelleratezza (vedi il caso De Rossi alla Roma, e l’altra sera s’è visto). E poi c’è da capire un’altra cosa: se candidarsi alle primarie è la libera scelta di un singolo (e allora potrebbe correre anche Meco Torso), oppure se alla base della cernita c’è stata una valutazione da parte della segreteria sulle capacità dei personaggi da inserire nell’agone. Un fattore importantissimo dal momento che, soprattutto in un territorio limitato con quello viterbese, ci conosciamo tutti. E tutti sappiamo valutare il peso specifico dei singoli. Un po’ come a scuola, dove tutti sapevano chi era il più bravo della classe e chi il più asino.

Bene. Fatta questa premessa, andando a scorrere certi nomi proposti, vengono i brividi. Soprattutto per il fatto che nella lista compaiono persone già protagoniste di non entusiasmanti prestazioni e che sono alla ricerca spasmodica – per dirla alla Battiato – di un centro di gravità permanente (leggasi: occupazione per tirare avanti). A tutto ciò vanno aggiunti i boatos (da prendersi sempre con le molle, anche se i latini sentenziavano: vox populi, vox dei) che darebbero queste scelte come frutto di un accordo (tra gentiluomini?) tra il Beppe nazionale e baffo di ferro Ugo Sposetti, impegnati a fare gli auguri di Natale e di Capodanno alle rispettive truppe cammellate con annessa raccomandazione di votare il proprio adepto. Certo è che se così fosse, il 29 e 30 dicembre sarà meglio andare a sciare (al mare di questi tempi è troppo freddo).

E per palazzo dei Priori? Si prospetta uno scontro tra Leonardo Michelini e Francesco Serra. Ma di questo ci sarà tempo per parlarne. Nel frattempo, buon Natale a tutti.






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