

di Giovanni Masotti
VITERBO - La delicata e importante trattativa sul rinnovo del 'patto per la notte' del 2021, che riguarda soprattutto la questione centrale degli orari di chiusura dei pubblici esercizi e la più ampia revisione del piano del commercio nel centro storico, si è pericolosamente arenata. I rappresentanti sindacali degli esercenti, preoccupati e delusi mentre l' estate è ormai arrivata, bussano invano alle porte del Comune e trovano solo silenzio. Più gli inquilini di Palazzo dei Priori tacciono, più cresce il nervosismo dei gestori delle attività che operano nell' area più pregiata ma anche più trascurata della città, che avrebbe bisogno di una bella scossa per rifiorire e battere il processo di desertificazione tristemente in atto. Gli ultimi incontri tra le parti si svolsero una cinquantina di giorni fa. Un nulla di fatto da cui non ci si è mossi nemmeno di un millimetro. Con le associazioni di categoria che premono perché venga data risposta alla loro proposta unitaria, presentata nell' ormai lontano 8 febbraio. Francesco Bafundi, coordinatore dell' ufficio di Viterbo di Confcommercio, l' organizzazione che più si è spesa per questa 'riforma', fa il punto della situazione senza nascondere più di tanto l' insoddisfazione e l' incertezza che cova tra gli esercenti. 'Il 28 aprile scorso - ricorda Bafundi - l' amministrazione comunale (la sindaca Frontini e l' assessore Franco) ha ascoltato, in orari differenti, le associazioni di categoria, le associazioni studentesche e i comitati dei cittadini del centro storico, per raccoglierne le posizioni. In quella occasione - sottolinea il dirigente di Confcommercio - l'assessore dichiarò che si sarebbe fatto carico di elaborare una proposta di sintesi al fine di superare nell' immediato il 'patto per la notte' risalente alla giunta Arena e di rivedere nel medio periodo il piano di commercio della città'. 'E poi più niente? Nemmeno un segnale? Ma è possibile?' 'Guardi, da questa serie di incontri - spiega Bafundi - non è purtroppo ancora seguita, almeno a nostra conoscenza, nessuna concreta proposta da parte del Comune. Su alcuni mezzi di stampa si è sviluppato un dibattito il più delle volte teso soltanto a ribadire sterilmente le proprie idee da parte di soggetti che non hanno mai dimostrato la loro piena rappresentatività (mi riferisco ai Comitati dei cittadini del centro storico), senza il minimo sforzo di ricerca di una mediazione tra le differenti posizioni'. 'Di chi è la colpa di questa situazione?' 'Non voglio addossare colpe su nessuno - risponde Bafundi - Ripeto però che, come Confcommercio, abbiamo sempre dimostrato la nostra disponibilità al dialogo e a fornire strumenti per una vivificazione del territorio che si basi sui valori della legalità, della cultura, del rispetto dell’ambiente e dei luoghi. Purtroppo non crediamo che la nostra apertura abbia trovato finora l'attenzione che meritava. Auspichiamo che il Comune faccia fronte alla promessa di superare l' invecchiato 'patto della notte' perché l'estate è ormai giunta e l'obbligo di chiusura delle attività all'una di notte rappresenta, soprattutto in questo periodo dell'anno, un particolare fardello e un freno per i pubblici esercizi, che già hanno dovuto superare il periodo pandemico e lo spopolamento del centro storico'. Il problema numero uno è dunque il controverso ping pong sull' orario del 'tutti a casa' per locali, bar e ristoranti. Gli esercenti chiedono il prolungamento fino alle due per tornare a un centro storico vivo e frequentato, che garantirebbe tra l' altro la tenuta del valore immobiliare delle abitazioni del centro, e si offrono di farsi carico a loro spese della sicurezza e dell' ordine pubblico, naturalmente all' interno dei loro locali, contando anche su un rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell' ordine. Ma i vari comitati dei cittadini e dei residenti non ci stanno. No allo spostamento delle chiusure alle due, no al rischio di trovarsi sotto casa una 'movida' selvaggia, no a schiamazzi e gazzarre, rispetto - invece - della quiete pubblica e del diritto di chi vuole starsene a dormire tranquillo. Visioni per ora opposte, che rendono obiettivamente difficile la scelta del Comune. Ma la politica è decidere e assumersi le proprie responsabilità. La giunta Frontini non può non capirlo.