

di Giovanni Masotti

VITERBO - A differenza di altri blasonati interlocutori abituati a dettare legge nei nostri territori, noi non pretendiamo di detenere il Verbo, di custodire la verità in tasca, di attingere ai classici della filosofia e della politologia per estrarne la chiave che renda i nostri giudizi temibili e inappellabili.
Un vero e proprio castigo di Dio! No... noi siamo molto più umili e, forse, molto più chiari. Valutiamo le cose per quello che sono, ci specchiamo nella realtà per tirarne fuori la nostra defettibile opinione.
È quello che stiamo facendo con il lavoro, assai intermittente, della giunta Frontini. Luci ed ombre, bianco e nero, coraggio e riluttanza. Un mix talvolta difficilmente decifrabile. Osare o rifugiarsi in un grigio indecisionismo? Da una parte la malcelata paura di esporsi, dall' altro la voglia inarrestabile di strafare. Noi osserviamo prima di sputare sentenze, nessuno è perfetto.
Ebbene, avendo sempre come riferimento questa stella polare, riteniamo di poter affermare a ragion veduta che il lungo blocco alla trattativa sulle notti in centro - tema così importante per la città intera - è un buco oscuro che è impossibile tacere e non denunciare.
Il Comune, nelle persone della sindaca Frontini e dell' assessore Franco, si si è sottratto silenziosamente al confronto da tempo iniziato con le associazioni di categoria e, quatto quatto, si è rinchiuso con la bocca tappata nel suo fortino. Da due mesi almeno.
Nessuna risposta alla richiesta più impellente presentata dalle associazioni di categoria, l' allungamento di un' ora dell' apertura di esercizi, bar e ristoranti (dall' una alle due di notte), nessun apprezzamento nei confronti della disponibilita' dei gestori a provvedere a proprie spese alla sicurezza dei loro locali, nessun discorso concretamente avviato con le forze dell' ordine sul potenziamento dei servizi di prevenzione e di pattugliamento. Niente di tutto questo.
Tabula rasa, un rotondo zero. Solo una inaccettabile cortina di silenzio. Mentre il tempo corre, l' estate è cominciata da un pezzo e il centro continua più o meno ad apparire un deserto. Per la soddisfazione dei sempre più sparuti residenti, che del minimo accenno di movida, di musica e di eventuali schiamazzi non ne vogliono nemmeno sentir parlare, rinserrati in una concezione della vita della città almeno vetusta.
Risultato: niente possibilità di un rifiorire del centro, mortificazione anche economica delle attività, che aspirerebbero a quella benedetta ora in più di apertura per fronteggiare un po' meglio il rincaro generalizzato delle tariffe e delle bollette (sessanta minuti in più di lavoro per un locale medio significherebbero un maggiore incasso calcolabile tra i 100 e i 200 euro).
Ovvio che, dopo tante promesse, tra le associazioni di categoria serpeggino una forte delusione e un evidente malumore, che si sono tradotti nella decisione di tenere entro pochi giorni un incontro collegiale da cui uscirà un documento unitario che prenderà di petto l' inazione di Palazzo dei Priori. Insomma 'il patto della notte' sembra giunto ad uno squallido e malinconico epilogo, che sarà oggetto delle immancabili, e giustificate, polemiche. Un altro colpo mortale ai tentativi di rivitalizzazione del deperito centro storico. Con conseguenze negative per l' attrattivita' della città. Questo si', un fallimento.