

di Giovanni Masotti
VITERBO - 'Patto della notte', che passione.E che logorante, continua, incertezza. Già, perché gli orari di apertura di bar, locali, ristoranti e negozi nel centro storico (soprattutto) sono di nuovo in bilico dopo la svolta (provvisoria) decisa nei giorni precedenti Ferragosto a seguito di un lungo meditare e contendere del Comune: con gli esercizi da un lato, che premevano per partire con la 'mini-rivoluzione', e i comitati dei cittadini dall' altro, che non ne volevano sapere e restavano arroccati nel non fare.
Allora, ma in forte ritardo (se ne era già andata mezza estate) vinsero le associazioni di categoria, compatte nel patrocinare il prolungamento delle aperture alle 2 nei giorni festivi e all' una in quelli feriali più una mezzora di tolleranza per consentire l' ordinata chiusura delle attività. Un cambiamento che i comitati dei cittadini, eterni alfieri della quiete pubblica, combatterono fino all' ultimo ma senza successo, a lungo incerti se proporre ricorso al Tar (che poi non c'è stato) o se abbassare le penne fino al 30 settembre, data di scadenza della sperimentazione.
E adesso si ricomincia con questo infinito 'balletto dell' orologio'. Le associazioni di categoria hanno chiesto un incontro urgente alla giunta comunale, piuttosto smarrita, per sapere se gli orari varati in agosto sopravviveranno all' incedere dell' autunno o se le lancette verranno riportate all' indietro.
'Cosi' facendo - sottolinea il coordinatore dell' ufficio Confcommercio di Viterbo Francesco Bafundi - Palazzo dei Priori è riuscito a scontentare tutti: noi associazioni di categoria e i commercianti, perché non ci viene data certezza del fururo, e i Comitati dei cittadini più agguerriti, come quello di San Pellegrino, che vorrebbero farla finita con l' orario lungo e la movida sotto casa. Come finirà non è dato sapere, ma abbiamo fiducia che prevalga il buonsenso'.
Molto vicino il giudizio del presidente di Confimprese Viterbo Gianfranco Piazzolla. 'In queste poche settimane estive i locali hanno beneficiato notevolmente del prolungamento delle aperture - rileva Piazzolla - Gli incassi sono aumentati, una boccata d' ossigeno per gli esercenti, e una vivacizzazione del centro, che lotta per sopravvivere contro la desertificazione incombente.
Sarebbe davvero singolare se questi progressi venissero vanificati con un tratto di penna per il timore di un abbassamento del livello della sicurezza pubblica - si scalda Piazzolla - Se andiamo a vedere bene le cose, infatti, la stragrande maggioranza degli episodi criminosi e dei danneggiamenti si verificano fuori dai locali e dalle discoteche (che anzi hanno un proprio servizio d' ordine privato a integrazione delle forze dell' ordine), in strada o in angoli bui della città.
E una maggiore presenza di polizia, carabinieri e finanzieri non potrebbe che essere necessaria e di giovamento. Insomma, diamo a Cesare quel che è di Cesare'. Argomentazioni valide, ma che non convincono molti dei residenti. La palla passa al Comune. Ed è una palla rovente. Sarà braccio di ferro. Scelte di fondo da cui, almeno in parte, dipenderà il futuro di Viterbo.