

di Giovanni Masotti
VITERBO - Bene che vada, la delicata trattativa che coinvolge soprattutto amministrazione comunale ed esercenti riprenderà nella prima quindicina di giugno, dopo il 4, che è una domenica. Con i residenti dell' impoverito centro storico osservatori interessati, preoccupati e partecipi. Interpellati anche gli studenti, universitari e liceali. Troppa carne al fuoco, viene da pensare. Troppe lingue diverse e divergenti che debbono conciliarsi. Troppi interessi opposti.
Troppi quattro anni dal 'patto della notte' varato dalla giunta Arena e ormai invecchiato. Gli interlocutori dell' amministrazione comunale civica guidata da Chiara Frontini restano gli stessi, ma le condizioni di vita tutto intorno sono cambiate, in parte stravolte. E il centro storico gemma della viterbesità è incappato in una decadenza che sembra inarrestabile.
Alcune scelte sbagliate e poi i mali del mondo e quelli italiani. La pandemia, la guerra russo-ucraina, il caro-prezzi, l' inflazione.
Possibile che non ci si metta d'accordo? Palazzo dei Priori teme di inimicarsi gruppi di cittadini influenti da una parte e dall' altra e va con i piedi di piombo. Le associazioni di categoria sono sparate e allineate su una richiesta che allarghi le maglie del centro storico e lo renda di nuovo vivo e frequentato la sera, non una sorta di 'deserto dei tartari', silenzioso e tristanzuolo. Per questo gli esercenti chiedono che l'orario di apertura di locali, bar e ristoranti venga prolungato almeno fino alle due, più una mezzoretta di tolleranza, e l'obiettivo sarebbe centrato. Ma i comitati dei residenti - sempre di meno, ahi noi, nel glorioso centro - resistono e alzano la voce. Vogliono poter dormire tranquilli e chiedono di sbarrare la strada sul nascere a schiamazzi e gazzarre in ora tarda, insomma alle esagerazioni della movida, e invocano le ragioni dell'ordine pubblico.
E il Comune, che deve prendere il prima possibile posizione? Tace, traccheggia, per bocca dell'assessore Franco confessa candidamente di non sapere che pesci prendere. Cautele e paure giustificate, che nessuno condanna. Ma bisogna uscire dal limbo e non addormentarsi nei rinvii. L'estate è alle porte, le serate diventano lunghe e calienti, la gente si diletta nel passeggio, i giovani vogliono tirare tardi, le forze di polizia devono incrementare la loro sorveglianza discreta, i gestori si offrono addirittura di garantire loro stessi un servizio di sorveglianza. Insomma non si può aspettare oltre. La vita, beninteso con le sue regole, deve riprendere a correre. Viterbo deve poter riprendere a respirare a pieni polmoni.
E c'è un'ipotesi insidiosa aperta almeno sulla carta: l'eventualissimo ricorso al Tar da parte delle associazioni di categoria qualora le loro esigenze non venissero recepite dalla giunta comunale. Già, perché - secondo una recente sentenza della Cassazione e successivi pronunciamenti della Corte Costituzionale - non spetta ai Comuni decidere sul tema degli orari di apertura, esula dai loro compiti mettere il becco nella regolamentazione delle attività commerciali, non tocca a loro insomma di discettare e pontificare sulla tutela della concorrenza. Tutto ciò è materia dello Stato. Questo, sullo sfondo, lo scenario complesso che precede l' arduo verdetto sul nuovo 'patto della notte'.
Personalmente ritengo che a un saggio compromesso si arriverà, con un po' di fiatone. Le richieste degli esercenti non verranno trascurate, ma non accettate in toto. Si bofonchierà a destra e a manca, ma nel frattempo arriverà l'estate e il quadro si ricomporrà, con buona pace di (quasi) tutti. È un augurio, oltre che una previsione.