ANNO 16 n° 274
Parroncini presenta disegno di legge per
il museo dellla Macchina
di Santa Rosa
15/07/2011 - 20:03

Una proposta di legge per l'istituzione del Museo delle Macchina di Santa Rosa è stata presentata oggi a Roma dal consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini.

La Macchina è una struttura alta trenta metri, illuminata da centinaia di fiaccole a luce viva e fari, viene trasportata a spalle da circa cento facchini ogni anno la sera del 3 settembre. L'evento ricorda della traslazione del corpo della patrona della città dalla cimitero della chiesa di Santa Maria in Poggio, dove era stata sepolta, al monastero di San Damiano, che oggi porta il suo nome, avvenuto nel 1258.

 Le macchine vengono sostituite ogni cinque anni tramite un concorso d'idee indetto dal Comune. Fino ad una quindicina di anni fa quelle dismesse venivano distrutte. Le ultimi sono state conservate su iniziativa degli ideatori e dei costruttori, sono quindi proprietà privata.

'Finora - spiega Parroncini - è andato perduto un grande patrimonio. Ecco perché ho proposto la realizzazione di un museo in cui vengano conservate le macchine, corredate da filmati, immagini, modellini, bozzetti e informazioni'.

Ad avviso del consigliere Pd, saranno necessari due tipi di finanziamenti da parte della Regione: uno in conto capitale per l'acquisizione dello spazio, che per dimensioni non potrà che essere fuori città, il secondo nella parte corrente per la gestione della struttura.

Secondo la proposta Parroncini, la realizzazione e la gestione del museo dovrebbe scaturire da una convenzione tra Regione, Comune e Sodalizio Facchini. Infine, l'esponente Pd ha annunciato che chiederà agli altri consiglieri regionali viterbesi, Rodolfo Gigli e Francesco Battistoni, di sottoscrivere la proposta di legge.

Su dove e come realizzare il museo della Macchina di Santa Rosa esiste da circa venti anni un'ipotesi molto suggestiva. Ad avanzarla furono il grande pittore surrealista cileno Sebastian Matta e il suo amico sculturore viterbese Alessio Paternesi: una grande struttura in cemento, acciaio e cristallo, ancorata alla parete di peperino alta decine di metri che sormonta la valle dell'Arcionello, tra via Belluno e il tratto del raccordo che conduce ad via Genova al quartiere Ellera, destinata a diventare parco suburbano.

L'idea dei due artisti, pur avendo suscitato grande entusiasmo, è poi finita nel dimenticatoio, come decine di altri progetti innovativi. Il disegno di legge Parroncini potrebbe riportare d'attualità la proposta del duo Matta-Paternesi.

Come avviene ciclicamente, anche nei primi anni Novanta impazzava il dibattito su dove realizzare il museo. Matta e Paternesi entrando a Viterbo da via Belluno notarono la parete di peperino altissima, visibile da grande distanza. 'Ecco, proprio li, addosso a quello sperone, sospeso, trasparente, luminoso. E' il posto ideale per il museo della Macchina' dissero. 'E sotto una struttura che ospiti una scuola per giovani artigiani che volessero dedicarsi alla costruzione delle macchine, che da decenni non avviene più a Viterbo' aggiunsero entesisti e sognatori come due bambini.

I due artisti continuarono a discettare ore sull'argomento e fecero anche qualche schizzo. Nelle settimane successive Paternesi illustrò l'idea all'amministrazione comunale e all'Università della Tuscia, durante il convegno annuale su Santa Rosa. L'Idea non ebbe alcun seguto, ma nonostante sia nata una ventina di anni fa, è sicuramente la più avveniristica che si possa concepire.

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