ANNO 16 n° 274
Papa a Beirut: cristiani testimoni di pace
16/09/2012 - 10:47

'Servire giustizia e pace in un mondo dove la violenza non cessa' è una 'urgenza' e il Papa prega Dio di dare a questa regione, al Medio Oriente, dei servitori della pace e della riconciliazione. Perché tutti possano vivere pacificamente e con dignità'. Questa, ha detto nella messa celebrata a Beirut, 'é una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà'.

 

'Il servizio - ha detto Benedetto XVI celebrando alla presenza di 300 tra vescovi e patriarchi del Medio oriente l'unica messa pubblica del suo 24.mo viaggio internazionale, nel City Center Waterfront di Beirut, costruito utilizzando le macerie della guerra civile che ha insanguinato il Libano e dopo la quale è nato l'attuale assetto istituzionale, che dà rappresentatività a tutte le componenti religiose ed etniche del Paese dei cedri - è un elemento costitutivo dell'identità dei discepoli di Cristo'. 'La vocazione della Chiesa e del cristiano è di servire, come il Signore stesso ha fatto, gratuitamente e per tutti, senza distinzione. Così, servire la giustizia e la pace, in un mondo dove la violenza non cessa di estendere il suo corteo di morte e di distruzione, è un'urgenza al fine di impegnarsi per una società fraterna, per costruire la comunione! Cari fratelli e sorelle, - -ha rimarcato - prego particolarmente il Signore di dare a questa regione del Medio Oriente dei servitori della pace e della riconciliazione, perché tutti possano vivere pacificamente e con dignità. E' una testimonianza essenziale che i cristiani debbono dare qui, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà. Vi chiamo tutti ad operare per la pace. Ciascuno al proprio livello e là dove si trova'. 'Il servizio - ha detto in un ulteriore passaggio - deve ancora essere al cuore della vita della comunità cristiana stessa. Ciascun ministero, qualsiasi incarico nella Chiesa, sono prima di tutto un servizio di Dio e dei fratelli. E' questo spirito che deve animare tutti i battezzati, gli uni verso gli altri, specialmente con un impegno effettivo accanto ai più poveri, agli emarginati, a quanti soffrono, affinché sia preservata l'inalienabile dignità di ogni persona. Cari fratelli e sorelle che soffrite nel corpo o nel cuore, - ha commentato - la vostra sofferenza non è vana. Cristo Servo si fa vicino a tutti coloro che soffrono. E' presente accanto a voi. Possiate trovare sulla vostra strada fratelli e sorelle che manifestano concretamente la sua presenza amorevole che non può abbandonarvi'.

 

 

Il Papa: 'Un vero credente non puo' dare la morte'

dell'inviato Giovanna Chirri

 

'Un vero credente non può dare la morte' e la convivenza in Libano, che non nega la pluralità delle voci, resta un esempio per il Medio Oriente e il mondo attraversati da tensioni spesso scatenate proprio in nome di Dio. Ma se qui ci sono famiglie con al loro interno credenti di due fedi, si chiede il Papa, perché lo stesso non è possibile altrove? Benedetto XVI lo ha affermato oggi solennemente nel palazzo presidenziale di Baabda davanti a autorità politiche e capi religiosi cristiani e musulmani, aprendo il suo secondo giorno di viaggio apostolico in Libano. Una giornata che ha visto tanta folla salutare il Papa durante i suoi spostamenti verso la residenza presidenziale.

 

In serata, poi, in uno scenario meno solenne, immerso nella festa di oltre 20.000 giovani nella spianata di Bkerké, il Papa ha chiesto ai ragazzi musulmani e cristiani di agire insieme contro la violenza, contro i 'germi di inimicizia' per diventare insieme adulti capaci di fermare le 'guerre' e costruire convivenza. E un saluto speciale è stato riservato ad un gruppo di ragazzi siriani, che hanno portato doni durante la cerimonia con il Papa: 'voglio dirvi quanto ammiro il vostro coraggio - ha dichiarato Benedetto XVI - Dite a casa vostra, ai vostri familiari e agli amici, che il Papa non vi dimentica. Dite attorno a voi che il Papa è triste a causa delle vostre sofferenze e dei vostri lutti. Egli non dimentica la Siria nelle sue preghiere e nelle sue preoccupazioni'. Una giornata fitta di incontri e contesti tanto diversi, per papa Ratzinger in Libano. Ma un unico filo conduttore: apertura alla religione, all'islam, che in Libano si declina sunnita, sciita, alawita e druso, come i quattro esponenti musulmanti che hanno ricevuto in dono dalle sue mani ognuno una copia autografa della Esortazione 'Ecclesia in Medio oriente'.

 

Collaborazione e amicizia, un incontro di fedi non superficiale, rispettoso delle diversità, anche per il fatto che nell'immagine dell'altro, aveva detto il Papa in volo verso Beirut, si rispecchia l'immagine di Dio. Per questo la libertà religiosa ha una 'dimensione sociale e politica indispensabile alla pace: permette - ha detto Benedetto XVI alle autorità istituzionali e al corpo diplomatico - una coesistenza e una vita armoniosa attraverso l'impegno comune al servizio di nobili cause e attraverso la verità che non si impone con la violenza'. 'Pensieri di pace, parole di pace, gesti di pace - ha aggiunto - creano una atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità, in cui gli errori e le offese possono essere riconosciute in verità per avanzare verso la riconciliazione. Che gli uomini di Stato e i responsabili religiosi - ha raccomandato - vi riflettano'.

 

E un piccolo gesto simbolico di pace è stato fatto concretamente dal Papa, che ha piantato un cedro nel giardino del palazzo di Baabda insieme al presidente Michel Sleiman. Altro segno di attenzione che il Pontefice ha voluto esternare sono state le parole rivolte in arabo pronunciate sia in pubblico, incontrando le autorità, sia aprendo la festa con i ragazzi: 'Salami o-tikum' ha pronunciato Ratzigner, frase che vuol dire 'Io vi do la mia pace'. Ben dosando le parole e moltiplicando gesti e incontri diretti per costruire amicizia, Benedetto XVI ha chiuso il suo secondo giorno in Libano.

(Ansa.it)






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