

VITERBO – (roc) Terremoto politico a Palazzo Gentili. Domattina l’assessore Paolo Bianchini e il presidente del consiglio Piero Camilli, entrambi di Fratelli d’Italia, si dimetteranno dalle loro cariche.
La notizia non è stata ancora confermata dai diretti interessati. L’uno, Bianchini, irraggiungibile anche telefonicamente, mentre l’altro, Camilli, in questi giorni sembra preso più dalle faccende riguardanti il calcio viterbese che dalla politica, ‘’anche perché – avrebbe confidato profeticamente a qualcuno – la politica è una cosa seria e non questa’’.
Che ci fosse del fuoco, tanto fuoco, sotto la cenere era cosa risaputa, ma che tutto potesse precipitare in modo così repentino forse ha preso alla sprovvista lo stesso Marcello Meroi, il quale in questi giorni si è tenuto impegnato più ha Roma che a Viterbo, magari nella speranza che la situazione si decantasse per mettere mano all’avvicendamento dell’assessorato alle Opere stradali tra Santucci e Paolo Barbieri.
Una patata bollente, quella dell’avvicendamento, che Meroi, probabilmente subdorando le insidie che si nascondevano nell’operazione, avrebbe voluto affrontare insieme ad una redistribuzione delle deleghe con una sorta di mini rimpasto di giunta.
Le dimissioni che Bianchini e Camilli presenteranno domattina non daranno più tempo al presidente della Provincia , quantomeno per portare avanti il suo disegno.
Gli scenari che si aprono, infatti, vanno dal più ottimista, quello di una ricomposizione delle aree del centrodestra con la formazione di una giunta radicalmente nuova e diversa dall’attuale, alla più pessimistica, ovvero una vera e propria crisi.
Crisi che, almeno da punto di vista politico, è già in atto ed è profonda. E non è forse un caso che a menare le danze sia proprio la formazione di Fratelli d’Italia, partito giovane ma che a Viterbo ha un consenso considerevole e margini di crescita ancora più ampi.
A scatenare il malcontento la querelle tutta interna all’Udc. Una resa dei conti che si sta consumando dopo lo strappo di Santucci con il suo ex partito. Poi la storia recente: la sua corsa per Palazzo dei Priori con il nuovo soggetto politico ‘’Fondazione’’, il suo apparentamento con Marini per il ballottaggio e infine la sconfitta.
Ma a regolare i conti in casa Udc, pare di capire, Fratelli d’Italia proprio non ci sta. Sarebbe però la classica goccia che avrebbe fatto traboccare un vaso già pieno di mal di pancia da parte di Bianchini e compagni. I quali già in passato si sono lamentati dell’inerzia amministrativa di Palazzo Gentili, di una confusione di ruoli e dell’appiattimento, sempre secondo FdI, tra maggioranza e opposizione, di perplessità nella scelta di alcune figure chiave, tra cui il nuovo assessore all’Agricoltura Luigi Ambrosini e il vice presidente Paolo Equitani. Figure che, secondo FdI, servono probabilmente a bilanciare gli equilibri interni al Pdl ma non a dare qualità e spessore all’amministrazione.
Infine il caso Santucci. Difficile da digerire per il giovane stomaco di FdI il fatto che se ne parli ora perché la questione viene sollevata dall’Udc e non quando l’assessore provinciale di una giunta di centrodestra si era contrapposto a Marini per le comunali.
Se l’Udc e il Pdl sono costrette a togliere le castagne dal fuoco, la posizione che si sta delineando nel partito di Giorgia Meloni, lo dovranno fare senza usare le mani di Fratelli d’Italia.
E il fatto che né Bianchini né Camilli siano condizionati da valutazioni di natura economica, la dice ancora più lunga sugli sbocchi imprevedibili della crisi.