

VITERBO – Si complica il caso Esattorie Spa e l’amministrazione comunale rischia di veder evaporare gran parte se non tutti i 4 milioni e 456mila euro che la società concessionaria per la riscossione delle tasse e dei tributi ha incassato ma non ha versato a Palazzo dei Priori. Comunque, la giunta Michelini dovrà faticare non poco avere ciò che le spetta.
Lo ha spiegato senza mezzi termini il vice sindaco e assessore al Bilancio Luisa Ciambella durante la seduta di consiglio comunale dedicata interamente alla faccendaccia brutta di Esattorie, di cui sono vittime anche i 38 dipendenti della società in cassa integrazione fino al 31 dicembre prossimo, il cui futuro lavorativo è ancora tutto da inventare.
Il primo rebus da risolvere è l’esatto ammontare della cifra sottratta da Esattorie al Comune. L’importo 4 milioni e 456 mila euro, infatti, è stato comunicato dalla concessionaria senza però fornire le prove contabili. Insomma, un debito ''sulla parola''. Ma alcuni elementi, in primo luogo la circostanza che nonostante i solleciti Esattorie non abbia ancora consegnato i documenti, fa presagire che il buco potrebbe essere ancora più vasto.
''L’arretrato di 4 milioni e mezzo – ha spiegato Ciambella – ci è stato comunicato da Esattorie senza una verifica analitica dei conti. Noi vogliamo verificare che la cifra sia esatta, anche perché la società ha continuato a riscuotere tasse, tributi e multe per conto del Comune. Sono in corso le verifiche da parte dei nostri avvocati e degli uffici – ha aggiunto -, e abbiamo forti dubbi di trovare altre sorprese''.
Ma la grana più grossa è quella piantata dalla compagnia assicurativa Adradius, con la quale il Comune aveva dapprima sottoscritto una polizza fideiussoria da 500mila euro, la cui copertura è stata estesa a 3 milioni di euro. ''Era una sorta di paracadute – ha sostenuto Ciambella – per le casse comunali qualora Esattorie, come in effetti ha fatto, non avesse versato le somme incassate''.
Ma qui è arrivato l’intoppo: quanto i legali di Palazzo dei Priori hanno chiesto alla Adradius di riscuotere la polizza, si sono sentiti rispondere picche. La contromossa dell’amministrazione è stata l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti della compagnia. E al contro-contromossa di quest’ultima è stata la citazione in giudizio del Comune e di Esattorie. ''Ha chiesto – ha detto ancora Ciambella – la nullità della fideiussione sostenendo di non essere stata informata della situazione di criticità in cui versava la concessionaria''. Insomma, fino al termine della querelle giudiziaria che si è aperta, che non sarà certo breve, i 3 milioni non entreranno nelle casse comunali.
''Da parte nostra – ha proseguito l’assessore al Bilancio – abbiamo tutelato l’ente con il decreto ingiuntivo per incassare i 3 milioni e continueremo a farlo informando della situazione sia la magistratura contabile che quella ordinaria''.
Per il futuro immediato, Ciambella ha annunciato che il comune riscuoterà in proprio i tributi pagati spontaneamente dai cittadini e di assegnare a Equitalia quelli coattivi. ''Ogni giorno – ha argomentato – vanno in prescrizione un numero imprecisato di cartelle, con un danno economico gravissimo per l’amministrazione. Quindi dobbiamo adottare soluzioni rapide ed efficaci, acquisendo il prima possibile l’archivio di Esattorie per avere a disposizione tutte le scadenze''.
Per quanto riguarda i 38 lavoratori in cassa integrazione, sia Ciambella che il sindaco Leonardo Michelini hanno indicato nel costituendo consorzio Anci-Equitalia, che dovrebbe garantire il servizio di riscossione ai circa 4.200 comuni “orfani” di Esattorie Spa, la strada più percorribile. ''Ci impegneremo – hanno detto – affinché vengano assorbiti dal consorzio''.
Infine, il consiglio ha approvato una mozione votata sia dalla maggioranza che dalle opposizioni che impegna il sindaco e la giunta ad affidare il servizio di riscossione coattiva senza bando, in attesa dell’espletamento della gara pubblica, e di informare le autorità giudiziarie competenti dell’accaduto. Si sono astenuti Chiara Frontini (Viterbo 2020) e Gianluca De Dominicis (M5S), entrambi contrari ad affidare il servizio a Equitalia.