ANNO 16 n° 274
Pagamenti lumaca: il Comune di Viterbo liquida le fatture alle Pmi con sedici giorni di ritardo
E' quanto emerso dall'ultimo studio della Cgia. Il capoluogo maglia nera della regione
Alessandra
03/05/2023 - 06:13
di Alessandra Sorge

VITERBO -  Nella città di Viterbo sono stati mediamente sedici i giorni di ritardo con cui la pubblica amministrazione ha provveduto, nell'anno 2022, al saldo delle fatture emesse dalle piccole e medie imprese.

E' la fotografia scattata dalla Cgia di Mestre sui dati Eurostat, che mette in luce, a livello territoriale, la tempistica con la quale l'amministrazione Viterbese si è mossa per risanare i debiti con le imprese locali.

Viterbo città, inserita tra i 109 capoluoghi di provincia presi ad esame, si piazza al ventunesimo posto, ossia nella poco lusinghiera 'parte alta' della classifica dominata dalle città del sud, su cui svetta Napoli, al primo posto, con un ritardo medio dei pagamenti pari a 206 giorni, all'incirca un anno.

La città di Roma, al trentasettesimo posto, fa da spartiacque tra i Comuni ritardatari e quelli, se vogliamo, più 'precisi' nei pagamenti.  La capitale, infatti, rasenta quasi la puntualità con un ritardo medio di 0,66 giorni. Meglio del capoluogo della Tuscia, a livello regionale, anche la città di Frosinone, con un ritardo medio di circa dieci giorni.

Mancanza di liquidità da parte del committente pubblico, ritardi intenzionali, inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento, o semplicemente le contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture, sono alcune tra le cause prioritarie che, secondo la Cgia, hanno dato origine a questa cattiva abitudine, da cui si smarca solo Latina che registra un trend inverso, riuscendo a saldare i fornitori in anticipo di quasi sei giorni.

'Sebbene Viterbo sia a metà classifica rispetto all'elenco dei comuni 'ritardatari' - commenta Giuseppe Crea, direttore di Federlazio - c'è un dato che ci fa riflettere: la città si colloca nell'orbita dei comuni del Sud, che registrano un dato particolarmente elevato come Napoli, Cosenza, Reggio Calabria o Vibo Valenzia. E' fondamentale invertire il trend e assicurare la puntualità nei pagamenti, soprattutto verso le aziende più piccole che sono sicuramente più esposte e che, di conseguenza, risentono maggiormente di questi ritardi'.

'Viterbo ha delle grandi potenzialità - ha ribadito Crea - e in quanto rappresentante di questa associazione di categoria posso affermare che, nonostante tutto, da parte dei nostri associati non ci sono state particolari rimostranze a riguardo, sebbene i ritardi nei pagamenti innestino un inevitabile circolo vizioso che si ripercuote sulla liquidità aziendale e, dunque, anche sui lavoratori e sull'intero indotto'.

Volendo analizzare il dato, a livello nazionale, le cifre sono impietose: la pubblica amministrazione italiana presenta un debito commerciale di parte corrente nei confronti dei propri fornitori pari a 49,6 miliardi di euro. In rapporto al Pil i mancati pagamenti in Italia ammontano al 2,6 percento e nessun altro paese dell'unione europea registra un'incidenza così elevata. Ciò significa che, nonostante gli sforzi, la nostra pubblica amministrazione continua ad essere la peggiore pagatrice d'Europa.






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