ANNO 16 n° 274
Otto marzo: rivoluzione culturale?
Non ne siamo capaci…
08/03/2021 - 08:42

Di Massimiliano Morelli

 

VITERBO - E’ la cultura che manca, ma neanche poi tanto quella nozionistica imparata a scuola, dove t’insegnano moltiplicazioni e qualche spicciolo di geografia, mentre la storia, da quando esiste la scuola, a volte è insegnata da prof politicamente “scorretti”.

E’ la cultura che manca perché neanche poggi il piede in terra che il telefono comincia a vibrare, arrivano messaggi da ogni dove, t’immagini sia scoppiata la terza guerra mondiale oppure che abbiano deciso di rifare Sanremo perché non possono vincere i Maneskin quel festival dove regnavano le parole mamma, cuore e amore… E invece no, niente di tutto questo, i messaggi a ripetizione sul cellulare arrivano perché uno di quegli amici che poi ci affrettiamo a ringraziare il giorno dopo il compleanno (quando scriviamo frasi del tipo “cinquecento fra messaggi di auguri ed emoticon, grazie!”) stavolta ha avuto la malsana idea di creare un gruppo chiamato “Otto marzo”.

Così, fra machi pronti a scrivere auguri con sette punti esclamativi (auguri!!!!!!!) come se i sette esclamativi rafforzassero l’augurio e l’altra metà del cielo pronta a ringraziare, il fuoco di fila è appena cominciato. Qua è inutile dissertare, discettare, spiegare che l’otto marzo non è una festa, tutto risulta inutile, tutto vacuo. Che poi… che augurio fai? Di buona vita? Allora non dovresti attendere l’otto marzo, potresti farlo ogni giorno. Qua è inutile tutto, persino ipotizzare una rivoluzione culturale, tanto non ne siamo capaci.

Continueremo imperterriti a strappare rami di mimose dagli alberi pur di far bella figura al cospetto dell’altra metà del cielo. Qua, l’unica rivoluzione culturale che siamo in grado di fare, è quella di far vincere il rock al festival.






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