



ORTE – Una vicenda che pone interrogativi sul diritto all’inclusione nello sport e sulle modalità di accesso alle attività natatorie per i minori con disturbi dello spettro autistico. È quella riferita dai genitori di Giulio, un bambino di 7 anni residente nell’area di Orte, che sostengono di aver incontrato difficoltà nell’iscrivere il figlio ai corsi collettivi di nuoto presso la piscina comunale, attualmente gestita dall’Asd Inclusive Team.
Secondo quanto raccontato dalla famiglia, il problema si sarebbe presentato in occasione di due stagioni sportive consecutive, quella 2025/2026 e quella 2026/2027. I genitori riferiscono che al bambino non sarebbe stata consentita la partecipazione ai normali corsi di gruppo insieme ai coetanei e che sarebbero state prospettate modalità di frequenza individuali, con la presenza dedicata di un operatore.
La famiglia riferisce che Giulio è seguito da professionisti sanitari dell’IRCCS San Raffaele di Viterbo e dai servizi di Neuropsichiatria infantile della Asl. I genitori affermano inoltre di essere in possesso di documentazione clinica che, a loro avviso, supporterebbe la partecipazione del figlio alle attività natatorie collettive, favorendo le opportunità di socializzazione e inclusione. Il contenuto della documentazione, tuttavia, non viene qui riportato integralmente e non è stato oggetto di una verifica indipendente ai fini di questo articolo.
Nel ricostruire quanto accaduto, i genitori riferiscono che, durante i contatti con la struttura, sarebbero state espresse preoccupazioni circa la possibilità che il bambino potesse avere crisi o disturbare lo svolgimento delle lezioni e gli altri partecipanti.
Secondo il loro racconto, il direttore della struttura, Federico Sabatini, avrebbe prospettato un percorso individuale e la presenza di un operatore con rapporto uno a uno. Sarà necessario acquisire anche la posizione del gestore per chiarire le motivazioni delle modalità proposte, le eventuali valutazioni organizzative o di sicurezza e le ragioni per cui non sarebbe stata possibile, secondo la famiglia, la partecipazione ai corsi collettivi.
I genitori ritengono che le condizioni prospettate non siano coerenti con le indicazioni cliniche in loro possesso e temono che possano limitare le occasioni di apprendimento e socializzazione del figlio. La questione solleva pertanto il tema di come conciliare le esigenze individuali dei minori, le indicazioni degli specialisti e l'organizzazione delle attività sportive, nel rispetto dei diritti di tutti i partecipanti.
La famiglia riferisce anche di un sopralluogo effettuato presso la piscina dal sindaco e dalla vicesindaca di Orte. Secondo i genitori, in quell’occasione sarebbero state fornite ricostruzioni della vicenda non coincidenti con quanto da loro riferito, anche in relazione a un presunto appuntamento che, sostengono, non sarebbe mai stato concordato.
Anche su questo punto sarà importante conoscere la posizione dell’amministrazione comunale e della società concessionaria, così da ricostruire con precisione i contatti intercorsi e gli eventuali interventi effettuati per affrontare la situazione.
I genitori, assistiti da un legale, dichiarano di aver presentato una segnalazione in materia di safeguarding e whistleblowing alla Federazione Italiana Nuoto (FIN). Riferiscono inoltre di aver avviato iniziative legali in sede civile nei confronti del gestore e del Comune, anche ai fini di un eventuale risarcimento.
Non risultano, sulla base delle informazioni disponibili per questa ricostruzione, decisioni definitive da parte degli organismi competenti o accertamenti giudiziari che abbiano stabilito eventuali responsabilità. Le iniziative annunciate dalla famiglia rappresentano quindi una contestazione da approfondire nelle sedi opportune.
«Vogliamo tutelare il diritto di nostro figlio a praticare sport insieme ai suoi coetanei e a vivere occasioni di socializzazione», è il senso della posizione espressa dai genitori, che chiedono che la situazione venga chiarita e che siano valutate soluzioni rispettose delle esigenze del bambino.
La vicenda richiama l’attenzione sul tema dell’accessibilità delle attività sportive e sull’importanza di valutare le necessità dei minori caso per caso, evitando generalizzazioni basate esclusivamente su una diagnosi. La Legge 67/2006 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità costituiscono riferimenti importanti nella tutela contro le discriminazioni e nella promozione della partecipazione alla vita sociale e sportiva.
Resta centrale, per una ricostruzione completa, acquisire la posizione dell’Asd Inclusive Team, del direttore della struttura e del Comune di Orte, ai quali va garantita la possibilità di fornire chiarimenti e replicare alle contestazioni riferite dalla famiglia