



TUSCANIA - L’oro olimpico di Gabriele Rossetti, tiratore a volo 29enne, ha portato in alto il nostro tricolore in una disciplina sportiva stimolante, la cui pratica implica un lavoro sodo sulla mentalità e nella concentrazione. A Parigi l’atleta ha vinto la finale di skeet con Diana Bacosi, altra valida tiratrice. Le vittorie personali di Gabriele gli hanno fatto girare il mondo, ma le sue origini rimangono salde nella Tuscia.
Il suo talento è una commovente eredità: il papà di Gabriele, Bruno, ha appreso a sua volta il tiro a volo da suo padre, in una linea generazionale diretta che ha lo sport come linguaggio d’affetto. Il 29enne è un ragazzo dai grandi valori, umile e coraggioso, che non ha mai mollato la presa e ha sempre speso tempo per onorare i propri sforzi, grazie all’incoraggiamento di famigliari altrettanto attenti.
Un’amatissima cugina di Gabriele, Alessandra Mengarelli, è di Tuscania: nonostante la parentela tra lei e l’atleta sia un’altra, i due si considerano zia e nipote, essendo stata la Mengarelli la sua madrina di battesimo. Le parole che ha usato per descrivere Gabriele trasudano tenerezza: “È un ragazzo veramente d’oro, semplice. È buono, come i suoi genitori: sono persone sensibili. Queste cose fanno la differenza”.
Qual è però la storia di Gabriele nel dettaglio?
La Mengarelli è partita con il raccontare del padre dell’atleta: “Bruno è riuscito a partecipare fino alle penultime Olimpiadi (Rio de Janeiro 2016, ndr), quando Gabriele ha vinto il primo oro. Lui era l’allenatore della squadra francese e Gabriele stava nella squadra italiana: Bruno è nato in Francia, a Troyes. D’estate venivano in Italia, poi si è sposato ed è venuto ad abitare a Montecatini Terme, dove ha aperto la scuola di tiro. Gabriele è nato in Italia ed è cresciuto nel campo da tiro a volo, quindi la passione è arrivata anche per lui. Purtroppo, nel momento d’oro di Gabriele, il padre è venuto a mancare, quindi non si è potuto godere i momenti migliori”. Bruno Rossetti ha anche gareggiato alle Olimpiadi: a Barcellona 1992 è stato bronzo.
La donna ha aggiunto: “Bruno ha trasmesso la passione al figlio, che si è trovato sin da subito nell’ambiente del padre. Noi, purtroppo, vediamo poco Gabriele: è in giro per il mondo, super impegnato. Io, però, lo seguo anche sui social, quando ha vinto la gara ci siamo sentiti per messaggio e gli ho detto che lo sarei venuto a trovare. Essendo il padre di Gabriele e mio padre cugini, c’era un legame molto forte: eravamo distanti, ma le distanze significano poco”.
L’atleta è venuto nei luoghi di famiglia? Gli hanno lasciato un’impressione particolare?
“Gabriele non è venuto, Bruno sì, dopo Barcellona. Venne a Tuscania con la medaglia, fecero dei festeggiamenti qui in paese. Adesso che vado a trovarlo, gli proporrò di venire: se avesse modo, ne sarei contenta”.
L’impresa di Gabriele può essere considerata un sano modello di agonismo per i giovani della Tuscia?
“Nella sua disciplina l’atleta deve lavorare molto su sé stesso: è un percorso impegnativo e profondo. Questa volta Gabriele si è trovato da solo, senza il padre a sostenerlo, però ce l’ha fatta. Nella gara singola non è andato bene, ma è riuscito in quella di coppia. Ha tanti titoli vinti sia a livello europeo che nazionale”.
Un ragazzo semplice e positivo che si approccia allo sport con franchezza: questo è Gabriele Rossetti, che ha visto l’ospitalità e il calore di Tuscania attraverso gli occhi del padre. Dedizione, legami autentici e perseveranza non sono solo tappe per l’approdo ai successi, ma rappresentano anche dei solidi punti di partenza.
