ANNO 16 n° 273
Ore 21, i ristoranti riaccendono le luci per non spegnerle per sempre
Stasera la protesta lanciata da Paolo Bianchini e dal Movimento imprese e ospitalitą. ''Il governo ci espone al fallimento''
28/04/2020 - 06:53

VITERBO - Riaccendono le luci stasera molti ristoranti italiani per la protesta ''Risorgiamo Italia'' del Movimento imprese e ospitalità (Mio), nata anche dall’idea di un ristoratore viterbese, Paolo Bianchini. L’appuntamento è alle 21. Mentre domani una delegazione di ristoratori locali si recherà dal sindaco per consegnare in maniera simbolica le chiavi delle proprie attività. In crisi a causa dell’emergenza Coronavirus un intero comparto - il cosiddetto Horeca, un acronimo - che comprende, hotel, ristoranti, bar, agriturismi.

Sotto accusa c’è il governo Conte come ribadito da Banchini alla vigilia: ''Il nostro non è un flash mob, ma una protesta,la situazione è seria, drammatica. Stanno rischiando saltare le nostre aziende. Il Governo non sta dandola minima attenzione a un settore strategico dell’economia italiana. Non ha la minima idea di come affrontare la situazione, sta facendo scientemente scelte per farlo fallire. Per esempio, con l’ennesimo decreto è stato introdotto asporto con tre aliquote Iva diverse per i prodotti che andremo a vendere. C’è una marea di falle nel decreto, non hanno idea di cosa parlano''.

''Conte ha avuto paura aprire 18 maggio – ha aggiunto Bianchini - sapeva che trovava tutte nostre serrande chiuse, ma noi non apriremo mai finche non avremo scurezze per noi e per i nostri clienti, neanche il primo giugno. Avete idea di cosa significa andare a mangiare con i camerieri che vi servono con mascherina e guanti? O di un ristorante che con 100 coperti che deve farne solo 25, mentre i costi di gestione restano al 100 cento''.

''Stanno esponendo il sistema Horeca e alberghiero al fallimento. Dall’Europa non stanno aspettando altro che le nostre aziende falliscono per aprire il nostro mercato. Siamo sotto attacco speculativo. Ci vogliono far fallire per comprare le nostre strutture con due spicci. I grandi rischiano di finire in mano ai fondi speculativi, mentre per le piccole attività in cerca di liquidità (il decreto liquidità che doveva scatenare una potenza di fuoco si è rivelato un cerino) rischiano di finire in mano alla mafia e agli strozzini interverranno mafia e usurai'.






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