


MARTA – Tre anni di reclusione per il solo reato di stalking. È questa la richiesta avanzata dalla Procura nei confronti di un 64enne di Marta, finito a processo per una vicenda iniziata nel 2018 e caratterizzata, secondo l’accusa, da comportamenti fortemente intimidatori ai danni dell’ex compagna.
Ordigni artigianali collocati sul balcone dell’abitazione della donna, simboli fallici e croci nere disegnate sulle pareti dell’androne del palazzo: sono alcuni degli episodi contestati all’imputato, ritenuto responsabile di una lunga serie di minacce e molestie dopo la fine della relazione sentimentale. La Procura ha invece chiesto l’assoluzione dalle accuse più gravi di violenza sessuale e lesioni personali, per le quali l’uomo era stato rinviato a giudizio davanti al collegio.
Il processo si avvia alle battute finali. L’ultima udienza, avvenuta poco prima della pausa natalizia, è stata dedicata alla discussione delle parti. La sentenza è attesa per il mese di febbraio.
Secondo quanto ricostruito nel corso del dibattimento, tutto sarebbe iniziato nella primavera del 2018, quando la presunta vittima, una donna rumena di 50 anni, decise di interrompere la relazione. Da quel momento, stando alla denuncia presentata, sarebbero cominciati mesi di intimidazioni, minacce e molestie continue, culminate con l’arresto del 64enne e l’applicazione della misura degli arresti domiciliari, rafforzata dal braccialetto elettronico. Da lì, il giudizio immediato per stalking, lesioni e violenza sessuale.
In aula è emerso che l’uomo avrebbe realizzato ordigni rudimentali, collocandoli nella veranda dell’abitazione della ex compagna, e avrebbe imbrattato i muri dell’androne con disegni dal chiaro valore intimidatorio. Ancora più pesanti le accuse di violenza sessuale, secondo cui l’imputato avrebbe costretto la donna a un rapporto non consenziente, pur sapendo che in casa era presente anche il figlio minorenne di lei.
Su questo punto si è concentrata la linea difensiva, che ha cercato di smontare il quadro accusatorio sollevando dubbi sulla reale possibilità che l’uomo si fosse recato a Marta nei giorni indicati. A sostegno di questa tesi, il 3 novembre scorso ha deposto l’ultimo testimone della difesa, un investigatore privato citato dall’avvocato Samuele De Santis, il quale ha riferito che tra il 25 e il 28 febbraio 2018, a causa dell’abbondante nevicata che colpì la Tuscia, gli spostamenti in auto sarebbero stati estremamente difficili, se non addirittura impossibili, per l’imputato.
Ora la parola passa ai giudici, chiamati a valutare un caso che ha profondamente scosso la comunità di Marta.