

VITERBO – Operazione Tsunami: uno dei più ampi traffici di stupefacenti della provincia, sgominato dai carabinieri di Ronciglione nell’ottobre del 2015, ha già trovato giustizia nelle aule del tribunale. Con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti, soprattutto davanti alle scuole, sono finiti a processo 17 imputati, e lo scorso venerdì, davanti al giudice per le udienze preliminari Savina Poli, 13 di loro sono stati condannati. Parole di soddisfazione per una macchina processuale che, in questo caso, ha funzionato in maniera rapida e efficace arrivano questa mattina sia dal procuratore capo Paolo Auriemma, sia dal pm Paola Conti.
''Questa è la dimostrazione che le cose funzionano – spiegano concordi Auriemma e Conti -. Siamo felici della veloce conclusione dell’operazione Tsunami soprattutto perché in ballo c’erano giovani vite, sia tra gli spacciatori sia tra chi comprava la droga davanti alle scuole''.
Due i riti abbreviati che si sono conclusi con condanne a 8 e 6 mesi, mentre per tutti gli altri imputati, undici in tutto, che hanno scelto la strada del patteggiamento, le pene hanno oscillato da un minimo di 8 mesi ad un massimo di un anno e 8 mesi. Per tutti, comunque, la condanna è stata sostituita con lavori di pubblica utilità, ognuno nel proprio comune di residenza.
''Le misure alternative alla reclusione – sottolinea Paola Conti – sono efficaci e utili dal punto di vista della rieducazione dei minorenni condannati''.
Si conclude così il destino processuale di tredici dei diciassette imputati scaturiti dall'operazione antidroga, mentre per altri quattro, che hanno scelto il rito ordinario, si è già incardinato il processo davanti al tribunale viterbese in posizione collegiale. Per loro si tornerà in aula il 23 maggio prossimo.
Per tutti le manette scattarono nella notte del 2 novembre 2015: ventuno arresti, a cui seguirono altri quattro nei giorni immediatamente successivi. Secondo gli inquirenti, che portarono avanti le indagini, il giro d'affari partiva da Roma. Era lì infatti, che i veterani del gruppo acquistavano le sostanze stupefacenti, da smistare poi nei maggiori paesi della provincia. A fare da tramite tra loro e la clientela, un foltissimo gruppo di baby pusher che avrebbero introdotto la droga, hashish, marijuana e cocaina anche nelle scuole.