

TARQUINIA - Qualcuno è stato riassunto e ha visto il ripristino della propria situazione lavorativa e molti sono rimasti senza occupazione. Tante le conseguenze portate dall'operazione “Cooperative Spurie” condotta dalla Guardia di Finanza. Montalto di Castro e Tarquinia le zone interessate nel viterbese.
Molti dipendenti prevalentemente italiani, di diverse aziende, spesso a loro insaputa, subivano una mutazione contrattuale: mantenevano le medesime mansioni presso gli stessi datori di lavoro, ma passavano alle dipendenze di società cooperative appositamente costituite, che formalmente li mettevano a disposizione dei datori di lavoro originari mediante la stipula di un contratto di appalto o di distacco fittizio.
Le aziende coinvolte, attraverso lo sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno, hanno emesso ed annotato fatture per operazioni inesistenti al fine di evadere le imposte, con conseguenti benefici fiscali sia per i committenti, sia per le diverse società e/o cooperative appaltatrici, costituite ad hoc.
Sfruttamento del lavoro, caporalato e truffa aggravata ai danni dell’Inps: queste le accuse in capo ai 29 indagati delle 42 aziende coinvolte. Sotto la lente d'ingrandimento una frode fiscale con emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per un importo pari a 13 milioni di euro.
Ben 47 perquisizioni presso i domicili degli indagati e delle aziende che si dividono tra Tarquinia, Montalto di Castro, Civitavecchia, Fiumicino, Frascati, Roma, Novara, Campobasso e Anagni. Otre a queste anche il sequestro preventivo di immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 612.000,00 euro quale profitto del reato.
Tutto nato dall'attività investigativa delle fiamme gialle iniziata nel 2019 e proseguita con l'ascolto di vari operai. Tutto confermato, poi, dalle intercettazioni telefoniche che completavano un quadro fatto di sfruttamento della manodopera e operazioni illecite.