

VITERBO (F.L.) - E’ stato notificato due giorni fa il decreto di giudizio immediato ai legali degli arrestati nella maxi operazione chiamata Drago che stroncò un sodalizio criminale ramificato in mezza Tuscia, con tentacoli in Umbria, Emilia Romagna, fino in Lombardia. I reati contestati sono: spaccio, estorsione, furto, rapina aggravata, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.
Il gip Franca Marinelli, accolta la richiesta del pm, ha disposto il giudizio immediato fissandolo per il 10 dicembre prossimo. Questo significa che gli imputati hanno a disposizione 15 giorni per richiedere il giudizio abbreviato o il patteggiamento. In caso contrario, invece, 7 giorni prima del 10 dicembre, giorno dell’udienza, dovrà essere presentata la lista dei testimoni.
Ricordiamo che il giorno del blitz, scattato il 28 maggio scorso, le manette ai polsi erano scattate per 40 persone, responsabili, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti e anabolizzanti, usura, estorsione, furto e sfruttamento della prostituzione. Il sodalizio criminale, che operava nella Tuscia e nel ternano, aveva creato una vasta rete di spaccio con canali di rifornimento della droga riconducibili a trafficanti operanti nella capitale e nel nord Italia.
Dei quaranta arresti (di cui dieci domiciliari) quattro sono stati fatti a Viterbo, tre fra l’Umbria, l’Emilia e la Lombardia; otto a Terni; venticinque tra Soriano, Vignanello, Corchiano, Vallerano e Civita Castellana.
“E’ stata la più vasta operazione mai condotta in provincia di Viterbo contro la criminalità”. Così è stata definita, in sede di conferenza stampa, dal colonnello Gianluca Dell’Agnello, che ha speso parole di elogio nei confronti dei suoi uomini e, in particolare, del maresciallo Paolo Lonero per il “felice intuito investigativo”.
Perché è proprio da un episodio verificatosi il 17 gennaio 2011 a Soriano nel Cimino che scaturisce l’inchiesta, denominata “Drago” dal nome del romeno che crivellò di colpi d’arma da fuoco una Bmw 320, di proprietà di due fratelli pregiudicati del posto, Michel e Django Barberio, proprietario di un negozio di tattoo il primo, disoccupato il secondo, considerati dagli inquirenti ai vertici del sodalizio criminale.