ANNO 16 n° 273
Operazione Anubi - ''Cinquanta euro a salma e i funerali li fai tu''
09/05/2014 - 12:13

di Flavia Ludovisi

VITERBO – Si facevano consegnare dagli operatori delle agenzie funebri cinquanta euro a salma per garantire loro lo svolgimento del funerale. Un business che alla fine dell’anno fruttava ad ognuno dei tre dipendenti della camera mortuaria dei Belcolle circa 30mila euro. Per questo motivo Carlo Eleuteri, Fabrizio Valeriani e Floriano Canela dovranno rispondere del reato di corruzione continuata in concorso; il gip Francesco Rigato ha già emesso nei loro confronti la misura degli arresti domiciliari. L'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare è stata notificata ai tre nelle prime ore del mattino dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando Provinciale di Viterbo. L’operazione, conclusa oggi dopo mesi di attività investigativa, è stata chiamata Anubi e prende il nome, vista l’attività svolta, dalla divinità delle necropoli e del mondo dei morti.

Le indagini sono scattate a settembre 2013, a seguito della denuncia da parte dei dirigenti della Asl di Viterbo, che si erano fatti portavoce delle lamentele dei gestori delle agenzie funebre “escluse”. “Il direttore sanitario di Belcolle – ha spiegato nel corso della conferenza di stamattina presso il Comando provinciale dei carabinieri il pm Paola Conti, titolare dell’inchiesta – ha avviato prima un’indagine interna e poi ha allertato le forze dell’ordine. Sono scattate dunque intercettazioni telefoniche e ambientali e videoriprese fino alla cristallizzazione della prova cardine, la ricezione delle somme di denaro da parte dei tre necrofori''. Somme che venivano corrisposte quotidianamente: 50 euro a salma più di una volta al giorno. E considerando che a Belcolle si registrano 600 decessi all’anno, il conto è presto fatto.

''La tariffa richiesta ai gestori delle onoranze funebri era di 50 euro a morto – continua il sostituto Paola Conti. Una volta riscossa la somma si premuravano di preparare la salma in modo impeccabile, collocandola nella sala mortuaria più grande, quella che contiene il maggior numero di parenti, e poi ‘consigliavano’ ai familiari l’affidamento del funerale all’agenzia che aveva sborsato la mazzetta. Si approfittavano quindi anche del momento di fragilità dei familiari''.

A Viterbo e provincia si contano oltre una trentina di agenzie. Di queste, più di 10 erano coinvolte nel racket. Tutte le altre venivano escluse a priori, anche dai familiari stessi, dal momento che i dipendenti della sala mortuaria creavano loro problemi, come aprire la sala in ritardo, collocando la salma in quella più piccola e non preparandola in maniera dignitosa. Ne consegue quindi che, oltre a non prenderla in considerazione per il funerale, quell’agenzia faceva anche una brutta figura di fronte ai parenti.

“Il modus operandi dei tre dipendenti della Asl – ha sottolineato il maggiore Giovanni Rizzo – era ormai una prassi consolidata, tanto che non c’era neanche più bisogno di chiedere la mazzetta, veniva consegnata immediatamente. Ovviamente non appena si verificava un decesso i titolari delle onoranze funebri venivano informati tempestivamente''. Ma grazie all’installazione di microspie e un sistema di video riprese il giro è stato smascherato. ''Non va dimenticato – ha aggiunto il capitano Giovanni Martufi – che queste tre persone avrebbero dovuto svolgere un pubblico servizio, rispettando quindi i criteri di imparzialità, correttezza e coerenza. Addirittura è capitato che uno dei tre accompagnasse il gestore dell’agenzia dai parenti del deceduto a Roma per fargli ottenere l’affidamento del funerale. E sempre uno di loro aveva fatto assumere suo figlio all’interno di una delle agenzie. Proprio quella, è chiaro, era una delle favorite non appena si fosse verificato un decesso all’ospedale''.

Per quanto riguarda i titolari e dipendenti di agenzie funebri che si prestavano al pagamento della tangente, la loro posizione è ancora al vaglio della magistratura. Nel complesso sono stati denunciati in 34 ma ci sarà da verificare se hanno agito da corruttori o concussi, se siano stati loro cioè a chiedere il denaro o gli sia stato chiesto. In ogni caso, è stato calcolato che il giro d’affari inerente ai servizi funebri relativi ai deceduti a Belcolle si attesterebbe sui 3 milioni di euro.

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