

VITERBO – Recita un vecchio adagio: “Certi bandi si fanno in piena estate o tra Natale e Capodanno”. E infatti la delibera comunale 269, quella ormai nella storia – o nella farsa – come “delibera dell’omogeneizzatore”, è arrivata il 10 luglio, magari con la speranza di passare inosservata. E invece, le strette maglie della vigilanza dell’opposizione, l’hanno catturata, analizzata, e sbertucciata mediante comunicato, a firma Pdl. “Il Comune cerca un coordinatore per il programma culturale estivo e di settembre, a tremila euro più spese. E a cosa ci sta a fare allora l’assessore e il dirigente responsabile? Ecco un altro spreco dell’amministrazione Michelini”, ha tuonato il capogruppo Ubertini. A lui si sono accodati anche Fratelli d’Italia (“Questa se la potevano risparmiare”), più lo stuolo starnazzante del web, più o meno social. L’assessore alla Cultura Barelli ha provato la difesa a zona, spiegando che la figura sarebbe utile, ed eviterebbe quei “finanziamenti a pioggia” che hanno caratterizzato i governi precedenti.
Ma ecco che da palazzo dei Priori, nelle ultime ore sembrano aver imboccato la strada del ripensamento. Della marcia indietro. Della revoca della delibera. Questa è la notizia. Possibile? La fonte dell’indiscrezione è autorevole, anche se non può non cancellare i dubbi sull’effetto boomerang. Perché rimangiarsi un atto ufficiale, votato dalla Giunta (seppur non al completo) rischierebbe di ripercuotersi sull’immagine della giovane amministrazione Michelini. Che può sì peccare d’inesperienza, ci mancherebbe, ma che dovrebbe anche mantenere la barra diritta anche di fronte ai venticelli che vorrebbero sembrare tempesta. Questo, almeno in teoria, visto che poi la pratica è leggermente diversa.
Di certo, già si erano sparse le voci che quella poltrona da omogeneizzatore potesse finire sotto le terga di qualche personaggio sì dal curriculum pesante, ma comunque riconducibile ad una determinata area. Quale? Quella di Caffeina, il contenitore culturale per antonomasia. Il dubbio lo avevano sollevato, con morbida cautela, quelli del Pdl, adombrando “un’altra promessa elettorale da mantenere”. Mentre già iniziavano già a circolare i primi nomi, che qui riportiamo col beneficio del gossip: lo scrittore Giorgio Nisini, già finalista del premio Strega, o l’architetto Cesarini venivano dati come candidati per quel ruolo. Il che, si vada senza dire, avrebbe dato la stura ad altre tonnellate di polemiche.