ANNO 16 n° 275
Omicido Rizzello - Dubbi sul cane di Marcella
In Corte d'Assise si č tornato a parlare dell'anomalo ''silenzio'' dell'animale
14/10/2011 - 19:28

VITERBO – C’è un elemento, considerato “rilevante” all’epoca del terribile fatto di cronaca, caduto nel dimenticatoio. Fino a ieri mattina, durante l’udienza del processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Marcella Rizzello, di cui Giorgio De Vito è considerato l’esecutore materiale.

Come già anticipato (vedi l’articolo correlato), sul banco dei testimoni ieri mattina è salita Mariola Henrijka Michta, che avrebbe dovuto chiarire una volta per tutte dove si trovasse il 3 febbraio 2010 (se sul luogo del delitto o al Cto Alesini di Roma) ma che, invece, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, facendo rimanere in sospeso l’incognita. Con buona pace delle parti.

Subito dopo è stato il turno di un amico della donna, Angelo Greco, che ha invece confermato di averla accompagnata in un ospedale romano, ma non il giorno dell’omicidio.

Dopo Greco, la deposizione dei genitori della vittima, Lucia Prastaro e Pasquale Rizzello. Ed è stato proprio a questo punto dell’udienza che è riemerso quell’elemento “rilevante’’. Si tratta di Stella, il pastore tedesco di Marcella e Francesco. Un bel cagnolone affettuoso con i padroni ma altrettanto “aggressivo seppur non pericoloso” (così era stato definito) con gli sconosciuti.

“Nessuno poteva varcare il giardino della villetta se non accompagnato da Marcella o Francesco. Il cane si scagliava contro le persone che non conosceva e iniziava ad abbaiare”. Così avevano raccontato i vicini di casa e gli amici della coppia.

Solo che, quella mattina del 3 febbraio, Stella non aveva abbaiato. Una circostanza talmente strana che aveva spinto gli inquirenti a disporre accurati esami tossicologici sull’animale. “Forse è stato narcotizzato”, avevano ipotizzato. Ma il responso delle analisi aveva dato esito negativo. Stella, dunque, era attento e vigile come sempre. E allora “l’omicida potrebbe essere qualcuno che frequentava la villetta”, si pensava sempre all’epoca. “Un amico della vittima o del compagno”.

Neppure. “Il cane abbaiava anche a me quando tenevo in braccio mia nipote (la piccola Giada, ndr)”, aveva detto la signora Prastaro, madre di Marcella, agli inquirenti. E lo ha riconfermato ieri in aula. “Stella non era aggressiva solo quando erano presenti mia figlia o Francesco”.

Dichiarazioni, queste, che fanno tornare a galla i dubbi e sospetti di un anno e mezzo fa. Sospetti che, sebbene l’inchiesta abbia preso tutt’altra piega, ruotavano intorno al compagno di Marcella, il primo a rinvenire il corpo senza vita della donna in una pozza di sangue. Lo stesso che, invece di dare l’allarme, aveva chiamato la sorella.

L’uomo, nei mesi successivi all’assassinio, era stato letteralmente pressato dagli inquirenti con interrogati e controinterrogatori. Perché, almeno in principio, i suoi racconti non convincevano granché né gli investigatori né il pm titolare dell’inchiesta. Che, nel frattempo, avevano iniziato a scavare nella sua vita e in quella di Marcella, fino a scoprire abitudini piuttosto borderline. (Vincenzi nel gennaio 2011 è finito in carcere per spaccio di droga). L’uomo, tuttavia, aveva un alibi di ferro, fornito dal socio del bar che gestisce a Civita Castellana (“era con me al lavoro”, aveva dichiarato), e gli scontrini fiscali di alcuni negozi del centro commerciale Tuscia-Ipercoop, che riportano la data del 3 febbraio 2010.

L’inchiesta, comunque, sembrava essere andata a dama dopo il ritrovamento, sulla scena criminis, del dna di De Vito. “Era andato per compiere un furto insieme alla compagna dell’epoca (la Michta, ndr). La Rizzello aveva reagito e lui l’ha uccisa a coltellate. Il caso è chiuso”. Niente affatto. Perché, adesso, in tribunale, tornano alla luce tutti quei nodi che non erano stati sciolti durante la fase delle indagini preliminari: se fosse stata proprio la vittima ad aprire la porta di casa al suo carnefice? Oppure era stata un persona che conosceva molto bene Stella ad accompagnarlo?.

Interrogativi, questi, lanciati tra le righe ieri mattina nell’aula 4 del palazzo di giustizia viterbese. La stessa in cui venerdì 21 ottobre si svolgerà la nuova udienza, quando saranno chiamati a testimoniare Lucia Maione – madre dell’imputato -, i periti che hanno eseguito l’esame autoptico sul cadavere di Marcella, e il medico legale che ha svolto la perizia psichiatrica su De Vito.

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