ANNO 16 n° 274
Omicidio Lea Garofalo, ex compagno confessa
10/04/2013 - 09:21

Non disse nulla di utile alle indagini quando tutti la cercavano e dopo che lui l'aveva uccisa. Negò ogni responsabilità quando, quasi un anno dopo, venne arrestato per sequestro di persona e omicidio: era ormai chiaro che Lea Garofalo, la sua ex compagna ma soprattutto per lui una 'scomoda' testimone di giustizia calabrese, era la vittima di un caso di 'lupara bianca'. Tuttavia, anche nel processo di primo grado l'uomo, Carlo Cosco, respinse più volte le accuse con decisione.

 

Oggi, invece, a distanza di oltre tre anni dalla morte della donna, da lui è arrivata una clamorosa confessione, ennesima svolta in una vicenda terribile che sembra non avere mai fine.

 

Quasi in chiusura della prima udienza del processo d'appello, che si è aperto stamattina, Carlo Cosco, infatti, ha preso la parola per dichiarazioni spontanee e ha letto, senza accenni di emozione, poche righe scritte in un foglio. 'Mi assumo la responsabilità dell'omicidio di Lea Garofalo', ha esordito l'uomo, davanti ai giudici della prima sezione della Corte d'assise d'appello di Milano. Ad ascoltarlo, 'nascosta' in un corridoio vicino all'aula, c'era sua figlia, Denise Garofalo, 21 anni, che vive da quasi tre anni sotto protezione, dopo aver accusato apertamente proprio il padre per l'uccisione della madre Lea, fornendo un contributo fondamentale alle indagini, tanto che si è anche costituita parte civile contro di lui.

 

'Io adoro mia figlia - ha affermato Carlo Cosco - merito il suo odio perché ho ucciso sua madre'. Poi un 'strano' riferimento all'inutilità e alla 'incomprensibilità' del programma di protezione a cui è sottoposta Denise: parole che possono sembrare anche inquietanti, perché vengono da un uomo che è ritenuto dagli inquirenti legato ad una cosca della 'ndrangheta calabrese. ''Io darei la vita per mia figlia - ha aggiunto - guai a chi la sfiora, prego di ottenere un giorno il suo perdono'. Denise è rimasta certamente 'sorpresa' dalla confessione del padre. Tuttavia, come ha spiegato il suo legale, l'avvocato Vincenza Rando, quelle 'poche parole non bastano'.

 

La ragazza si attende che l'uomo 'dica tutta la verità' per chiarire anche quale ruolo hanno avuto gli altri imputati nell'uccisione. Lea Garofalo venne sequestrata in pieno centro a Milano il 24 novembre del 2009 e poi uccisa - secondo la ricostruzione dell'accusa in primo grado - con un colpo di pistola e con il corpo poi sciolto nell'acido (il cadavere non venne mai trovato). Ammazzata perché, stando alle indagini, aveva raccontato agli inquirenti calabresi fatti di sangue di una faida di 'ndrangheta.

 

Il 30 marzo 2012 per l'ex compagno Carlo Cosco, per i fratelli di lui, Giuseppe e Vito, e per Rosario Curico, Massimo Sabatino e Carmine Venturino arrivarono sei ergastoli. A luglio, però, dopo oltre tre mesi dalla sentenza, Venturino, anche ex fidanzato di Denise, decise di parlare con il pm della Dda milanese Marcello Tatangelo. Lea Garofalo - mise a verbale il pentito - venne 'uccisa materialmente da Carlo e Vito Cosco', strangolata con la corda di una tenda. 'Dal 25 (novembre 2009, ndr) - ha chiarito il pentito - è iniziata la distruzione del cadavere, che non è stato sciolto nell'acido, ma carbonizzato fino a dissolverlo completamente'. Venturino stesso partecipò, stando proprio al suo verbale, alla distruzione del corpo assieme a Rosario Curcio.

ansa.it






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