

di Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO - Un fattaccio di cronaca nera del giugno 2020 quello che avvenne in conseguenza di una lite scoppiata tra gli ospiti extracomunitari presenti ad Orte presso una struttura per essi destinata (hotel Carpe diem).
Era rimasto ucciso il nigeriano Eugene Moses raggiunto da una coltellata vibratagli dal suo connazionale Imade Robinson.
Immediato l’arresto e l’imputazione per omicidio volontario dopo le indagini degli inquirenti e le conclusioni della Procura.
Ieri, invece, il verdetto pronunciato dalla Corte di Assise di Viterbo, nonostante la richiesta del pm di conferma dell’imputazione di omicidio volontario e condanna ad una pena di anni 20, è stato diverso.
Nell’istruttoria dibattimentale, sulla scorta di molte deposizioni testimoniali e della perizia, si è giunti a ritenere il fatto che aveva determinato la morte del povero Eugene, non era omicidio volontario, ma preterintenzionale.
L'imputato si è sempre giustificato dicendo che la vittima lo avrebbe bullizzato e deriso.
La coltellata, che poi, centrando l’aorta, determinò la morte del suo avversario non voleva essere mortale.
Di tanto ha preso atto il Collegio della Corte d’Assise presieduto dal Pres.Dr. Turco che ha condannato, anche con gli sconti previsti per il giudizio abbreviato, ad anni 5 di carcere.