



VITERBO - Un viaggio nel cuore della Viterbo medievale per riscoprire l'attualità del messaggio di San Francesco e Santa Rosa. In una suggestiva Piazza del Gesù, la compagnia dei figuranti 'La Contesa' ha portato in scena l'opera storica Il messaggio di Francesco a Santa Rosa, una rappresentazione che ha saputo intrecciare fede, storia e riflessione.
Lo spettacolo ha ricreato l'atmosfera del borgo medievale, tra artigiani, contadini e famiglie impegnate nella dura quotidianità. Un'apparente serenità che, scena dopo scena, lascia emergere il disagio di una comunità segnata da conflitti, povertà e divisioni. Le grida di disperazione che risuonano tra le case diventano il simbolo di un popolo lacerato dall'egoismo, dall'arroganza e dall'odio, valori che hanno preso il posto della fratellanza e della solidarietà.

Al centro della narrazione la figura di Santa Rosa, giovane viterbese capace di leggere nella sofferenza del Crocifisso il dolore del suo popolo. La santa continua a credere nell'amore e nella possibilità di ricostruire una comunità fondata sul perdono e sulla condivisione, ispirandosi al messaggio lasciato da San Francesco d'Assisi, che aveva già concluso la sua esperienza terrena prima della nascita di Rosa.
Il racconto mette in evidenza come il male non nasca soltanto dalla violenza, ma anche dalle incomprensioni quotidiane, dalle liti tra familiari, dall'incapacità di riconoscere nell'altro un fratello. Un tema che gli autori hanno voluto rendere attuale, invitando il pubblico a riflettere sulle tensioni che ancora oggi attraversano la società.

Nel finale, il messaggio diventa esplicito. Pur appartenendo a epoche diverse, Francesco e Rosa vengono uniti idealmente da uno stesso insegnamento: costruire la pace partendo da sé stessi, abbandonando il rancore e la ricerca continua del possesso materiale.
I figuranti della Contesa hanno scelto una rappresentazione essenziale, priva di effetti scenici spettacolari, affidando la forza del racconto alle parole e ai personaggi. Un modo per sottolineare che il vero valore dell'opera non risiede nella ricchezza della messa in scena, ma nella profondità del suo significato.
Il messaggio conclusivo è un invito rivolto all'intera città: riscoprire la semplicità, mettere da parte l'arrivismo e imparare ad accontentarsi, proprio come fece San Francesco spogliandosi dei suoi beni terreni. Un'eredità spirituale che Santa Rosa ha fatto propria e che, ancora oggi, continua a parlare ai viterbesi come simbolo di pace, umiltà e speranza.
