ANNO 16 n° 156
Oltre le Fiamme: Il racconto e la memoria del drammatico incendio al Dipartimento di Agraria di Viterbo
4 giugno2025, le testimonianze di quella mattina
Serena
04/06/2026 - 02:38
di Serena D'Ascanio

 

VITERBO – Ci sono date che rimangono impresse nella storia di una comunità non per i traguardi raggiunti, ma per la vulnerabilità e la forza scoperte all'improvviso. Quella mattina, del 4 giugno 2025, una densa colonna di fumo nero visibile da chilometri di distanza ha squarciato il cielo sopra il capoluogo della Tuscia. Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE), storico fiore all'occhiello dell'ateneo e della città, è stato devastato da un violento incendio.

QUI IL VIDEO DELLE TESTIMONIANZE

A distanza di tempo, le voci di chi ha vissuto in prima persona quei momenti concitati tracciano il quadro di una giornata sospesa tra lo shock e l'immediata voglia di non arrendersi.

(Antonella Cardacino - Assegnista di ricerca)

Tutto è cominciato nel cuore della mattinata, intorno alle 10:15, mentre la vita accademica scorreva nei binari della consueta routine pre-sessione estiva. 'Quella mattina ero andata a prendere l'azoto liquido,' racconta Anatonella Cardacino, assegnista di ricerca - 'A un certo punto ricevo una telefonata da colleghi che mi dicono: 'Prendi lo zaino ed esci perché c'è un principio di incendio'. Dal lato opposto in cui mi trovavo non vedevamo nulla. È stato uno spavento immenso' .

La rapidità del rogo non ha lasciato quasi il tempo di rendersi conto del pericolo: 'Nel giro di cinque minuti c'era un incendio di dimensioni gigantesche. Ho trovato le persone che uscivano dai fabbricati completamente scioccate'. C'è chi ha tentato un ultimo rientro disperato per recuperare gli effetti personali, scontrandosi con la realtà: 'Ho provato a tornare in ufficio per prendere chiavi e zaino, ma era già tutto pieno di fumo, non si poteva più entrare'.

(Simone Severini - Direttore dipartimento)

Per altri, la notizia è arrivata mentre si trovavano altrove. C'è chi ha notato la colonna nera avvicinandosi in auto verso la sede e chi ha visto gli occhi sbarrati dei colleghi durante un appuntamento fuori città: 'Mi hanno mostrato lo smartphone e chiesto cosa stesse succedendo ad Agraria. Non potevo crederci'. Persino i dottorandi all'estero, come un giovane ricercatore a Cracovia, hanno vissuto il dramma in diretta tramite i messaggi e le foto inviate sui canali social dal piazzale dell'ateneo.

Estinto il fuoco grazie al tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco, il giorno successivo ha portato con sé il peso del bilancio e il trauma emotivo dell'ispezione tra le macerie. Per docenti e studenti, il DAFNE non era un semplice luogo di lavoro, ma una seconda casa.

'Il trauma vero l'ho sentito il giorno dopo, quando ci hanno fatto rientrare per vedere se ci fosse qualcosa da salvare,' confessa un membro del personale con la voce rotta dall'emozione. 'Non c'era effettivamente più niente'. Accanto ai ricordi personali sbiaditi e arricciati dal calore – come le foto di famiglia o i disegni dei figli conservati sulle scrivanie – il danno più grande ha colpito il cuore della ricerca scientifica.

Non si è trattato solo di computer o macchinari costosi. 'La perdita più impattante è stata il materiale biologico: collezioni di piante e di semi che avevano richiesto anni e anni di duro lavoro da parte dei nostri studiosi. Questo ha colpito profondamente tutti'.

Se le fiamme hanno ferito le strutture, non hanno intaccato lo spirito di coesione della comunità. La risposta dell'Università della Tuscia, delle istituzioni e della cittadinanza è stata immediata e straordinaria.

Già dal giorno successivo, i vertici dell'Ateneo si sono mobilitati per garantire la continuità e reperire i finanziamenti necessari. Un dossier d'emergenza è stato inviato tempestivamente al Ministero dell'Università e della Ricerca e alla Regione Lazio, ottenendo la piena concessione dei fondi richiesti per la ricostruzione.

Nel frattempo, la priorità assoluta è stata non fermare le attività, specialmente la didattica e gli esami della sessione estiva. Grazie alla totale integrità di due dei tre edifici del complesso (preservati dal fuoco ma inizialmente monitorati per escludere tossicità da fumi), gli esami e le lezioni sono ripresi nel giro di pochissimi giorni. Docenti e ricercatori si sono temporaneamente sacrificati e ricollocati, sfruttando spazi alternativi come il polo di Santa Maria in Gradi o le strutture dell'Azienda didattico-sperimentale dell'ateneo.

La stessa città di Viterbo ha risposto con calore: dai messaggi della Sindaca alle raccolte fondi, fino a iniziative straordinarie come un concerto benefico organizzato in Piazza del Duomo per istituire borse di studio destinate agli studenti colpiti dai disagi.

Oggi, guardando verso il dipartimento, lo stato d'animo di amarezza lascia spazio alla speranza. I lavori di messa in sicurezza e la copertura dell'edificio principale sono già stati completati, e il cantiere della ricostruzione è in pieno movimento.

Il progetto del nuovo dipartimento non sarà una semplice copia del passato, ma un'evoluzione radicale basata sui più moderni criteri di sostenibilità ambientale e sicurezza. I laboratori saranno completamente riprogettati, separando fisicamente le attività chimiche da quelle non chimiche e dagli studi medici, e verrà realizzato un grande spazio multifunzionale e accogliente a misura di studente al piano terra. Inoltre, nuovi laboratori all'avanguardia sorgeranno nella zona del Riello.

'Il segreto della vita è trasformare i momenti negativi in qualcosa di positivo, uscendo dalle difficoltà più forti di prima'. Questa è la sintesi perfetta lasciata da chi ha vissuto il dramma: una cicatrice profonda nella storia dell'ateneo, che si sta trasformando nel simbolo di una rinascita collettiva indimenticabile.






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